GIUSEPPE PENNELLA, EROE DI VITTORIO VENETO

Nella villa comunale di Rionero in Vulture eretto un monumento all’eroico ufficiale
Nella ricorrenza del quattro novembre un ricordo del generale rionerese
Parlare di patriottismo, nell’era della globalizzazione, può sembrare fuori luogo.
Ma, chi non ha sentito un fremito di emozione e di amor patrio nell’ascoltare l’inno nazionale in occasione della premiazione dei nostri atleti nelle recenti olimpiadi di Atene? Lo stesso Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, non fa che esaltare il valore simbolico del Tricolore e l’amor di Patria. Ecco perché ricordiamo quanti hanno sacrificato la loro vita per tenere alto il nome, l’onore, la gloria d’Italia e l’affermazione del valore patriottico del popolo italiano.
Fra questi annoveriamo il generale Giuseppe Pennella, uno degli artefici di Vittorio Veneto, la memorabile battaglia che diede la vittoria all’Italia e pose fine alla sanguinosa guerra del 1915-18. In quel cruento conflitto mondiale lasciarono la vita ben 167 rioneresi, per lo più buoni padri di famiglia e valorosi combattenti. Il generale Giuseppe Pennella è quindi vanto e gloria non solo di Rionero in Vulture ma dell’intera Basilicata. Al centro della villa comunale, adiacente allo spiazzale della stazione ferroviaria di Rionero in Vulture, si erge il maestoso monumento bronzeo al tenente generale Giuseppe Pennella, opera del noto scultore romano Mario Rutelli, autore, fra l’altro, dei cinque gruppi in bronzo delle Naiadi per la fontana in Piazza Esedra a Roma.Il monumento, voluto da un apposito comitato, di cui facevano parte, fra gli altri, Benito Mussolini ( presidente), Armando Diaz, Luigi Cadorna ed altre illustri personalità civili e militari, venne inaugurato nel novembre 1933.
Nato a Rionero in Vulture l’8 agosto 1864 da Antonio e da Maddalena Plastino, Giuseppe Pennella a 13 anni venne mandato nel collegio militare di Napoli. Primo nel corso quadriennale, frequentava la scuola militare di Modena nel 1882 dove, senza godere le spinte di “caste”, allora ferree, risultava 450° su 499 idonei. Risultò, poi, al 2° posto sui trenta della scuola di Guerra, conseguendo il brevetto di Capo di Stato Maggiore.Nel 1894 compì ricognizioni sul San Gottardo e nell’Alta Savoia e, l’anno seguente, sull’Appennino Ligure.Negli anni 1898-’99 e ’900, venne impiegato in delicate missioni di ricognizione sulle Alpi e nella Svizzera.Nel 1901-02 nel Giura Francese ed ancora in Svizzera.Pur così impegnato in complesse e delicate missioni militari, Giuseppe Pennella si dedicava anche alla pubblicazione di opera di carattere militare, politico, sociale, letterario.Era anche poeta e musicista delicato.Scrisse e musicò, fra l’altro, una “preghiera del soldato italiano sul campo”, “Passa il Re”. Musicò ancora “l’Ave Maria “di Giosuè Carducci, tolta dall’Ode “La Chiesa di Polenta”.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Pennella venne scelto, col grado di Colonnello, dal generalissimo Luigi Cadorna, a capo del suo ufficio di segreteria.Nel novembre 1915 ottenne il comando della Brigata Granatieri di Sardegna.Pochi giorni dopo Cadorna così si espresse nel tributargli l’encomio solenne:”Col suo allontanamento, imposto da esigenza di carriera e di organico, il Corpo di Stato Maggiore perde un valentissimo ufficiale ed io uno dei più geniali e devoti collaboratori, ma sono certo che la Brigata Granatieri di Sardegna acquista in lui un ottimo comandante”.
Legatissimo ai suoi soldati, Pennella, nell’assumere il comando, verso la “Quota 188”, di fronte a Gorizia, donde passare nel Trentino, giurò che si sarebbe recato, per alcune ore, tutti i giorni a vivere la vita di trincea dei suoi granatieri.E lo fece sempre, se non tutti i giorni, almeno un paio di volte la settimana, anche quando assunse comandi di grandi unità. Diceva con convinzione.”Non si può degnamente comandare, senza mantenere assiduo contatto con i soldati e la trincea”.
Il 21 dicembre 1916 ebbe l’incarico di Capo di Stato Maggiore della IV Armata, cooperò alla difesa del Cadore e alle azioni difensive delle Alpi di Fasso.Nominato comandante della 35esima Divisione ( Corpo di spedizione della Macedonia), dal 26 aprile al 24 maggio 1917 diresse, tra l’altro, la famosa offensiva che gli procurò la Commenda di Karageorgevik Serba e, poco dopo, la promozione a tenente generale per merito di guerra.Leggendario l’episodio del Cengio, pubblicizzato sulla “Domenica del Corriere” in cui una suggestiva illustrazione di Beltrame, quando il Generale Pennella col fucile imbracciato si mise alla testa dei suoi granatieri.Nel marzo 1918 il nuovo comandante supremo, suo vecchio amico, il generale Armando Diaz, lo designò al comando dell’VIII Armata del Montello e qui si distinse nella famosa battaglia del Solstizio, del 15 giugno, ove rifulsero le sue doti di comando e provvedendo, poi, alla sistemazione difensiva del delicato settore, che gli permise di contenere l’avanzata austriaca in quasi tutta la linea del fronte e poté rigettare, con inizio dal 19 giugno, al punto di partenza il nemico, riuscito” con un procedimento nuovo” a passare una parte del Piave.Per questa superba azione militare, Giuseppe Pennella venne riconosciuto come antesignano della vittoria finale di Vittorio Veneto.Successivamente, alla guida dell’avanzata della 22esima Divisione italiana e della 48esima Divisione inglese dall’Altopiano dell’Asiago a Caldonazzo, a Giavera del Montello a Pergine , grazie alle sue eccezionali doti di stratega militare, queste località vennero liberate prima del 4 novembre, evitando atrocità commesse in altri luoghi dal nemico in ritirata.Nel cinquantennale della citata battaglia del Solstizio - giugno 1968 - Pergine, riconoscente, gli decretò la cittadinanza onoraria, mentre Giavera del Montello, in provincia di Treviso, eresse un busto di bronzo del Condottiero su una stele di pietra locale, opera dello scultore Memo Botter, sulla quota 279 sovrastante l’abitato, ove, pare, ebbe alcun tempo sede il Comando l’VIII Armata del Montello.Dopo l’armistizio venne mandato a comandare il Corpo d’Armata di Firenze. Negli ultimi anni ricoprì anche la carica di presidente della Deputazione provinciale di Firenze.Qui, morì, all’età di 61 anni, 15 settembre il 1925.
Il Generale Pennella, pur vivendo lontano, rimase legatissimo al suo paese natìo come si evince, fra l’altro dalla singolare richiesta fatta il 15 novembre 1915 al cugino Orazio Pennella.”.Ti prego di farmi subito confezionare alla perfezione e mandarmi ( dopo averglieli pagati al mio solito calzolaio) un paio di stivalini di un sol pezzo di ottimo vitello al cromo, piuttosto spesso, da inverno in paesi freddi come questi, e muniti di doppia suola, ben battuta. Grazie e saluti.
Questo era l’uomo, questo il soldato, questo il comandante.

Michele Traficante

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