Una Breve Storia degli Stati Uniti d'America




Rimborso elettorali 22 milioni al Carroccio che ne spendono solo 8

La Lega Nord è un partito che sguazza nei soldi. «Situazione patrimoniale solida», mette nero su bianco l’ormai ex «segretario amministrativo federale» Francesco Belsito sull’ultimo bilancio reso pubblico, quello del 2010. E controfirmato, come vuole la prassi, dal segretario federale Umberto Bossi. Bilancio che si chiude con un avanzo di 8 milioni e 118 mila euro (contro i 7,56 del 2009) su un «giro d’affari» di 36,4. Un margine record, da fare invidia anche all’azienda più brillante. E che si traduce in disponibilità liquide per 31,6 milioni di euro, in gran parte (30,6) detenuta in conti bancari e postali ed il resto soldi liquidi in cassa. In parallelo lo stato patrimoniale mostra anno dopo anno un significativo rafforzamento: si è infatti passati da 24 milioni del 2008 al 31 del 2009 sino ai 39,7 dell’ultimo bilancio.

Tra finanziamenti interni e contributi degli iscritti, rimborsi elettorali e donazioni dei parlamenti il tesoriere della Lega, insomma, non ha mai dovuto faticare per far quadrare i conti. Anzi, anche l’anno passato poteva contare su ulteriori «risorse che saranno messe a disposizione per aumentare la capacità organizzativa sul territorio».

Le entrate, complici le ultime elezioni politiche, regionali e amministrative, per i bilanci della Lega sono state particolarmente consistenti: 22.506.386 euro a fronte di una spesa dichiarata di «soli» 8 milioni e 739 mila euro, tra cui 2,66 milioni di spese per le campagne, 1,62 milioni per manifesti e materiali, un altro milione e mezzo destinato alle spese postali, e 694 mila euro di rimborsi e collaborazioni.

Ai contributi pubblici abbondanti e sovradimensionati come per tutti gli altri partiti, come ha sottolineato tempo fa anche la Corte dei Conti, i leghisti aggiungono poi 1 milione e 245 euro di incassi da tesseramento (nel 2009 erano 857 mila euro) e ben 10,13 milioni di autofinanziamento: 799 mila euro donati da società, e 9,33 milioni ricevuti da persone fisiche, in particolare i propri eletti che arrivano a versare in media anche 3-4 mila euro al partito. L’allegato «A» al bilancio riporta un elenco di 91 nomi per un totale di 3 milioni e 683 mila euro: il più munifico è Matteo Brigandì, avvocato ed ex membro decaduto del Csm, che ha girato al partito oltre 100 mila euro. Bossi non ha cacciato un euro, Maroni 29.040 come Rosi Mauro e l’ex capogruppo della Camera Marco Reguzzoni. Calderoli ha versato invece 37.824 euro, il capogruppo al Senato Federico Bricolo 38.336, l’ex viceministro Roberto Castelli - il più avaro degli eletti - appena 10.200. Tra gli attuali governatori regionali il veneto Luca Zaia, con 67.040 euro doppia o quasi il piemontese Roberto Cota (39.036 euro). E il tesoriere Belsito? Coi suoi 24.200 euro si collocato nella fascia bassa.

Con tanta abbondanza è chiaro che ci si può permettere qualche spesa in più: quella «per servizi» è lievitata da 3,88 milioni di euro a 5,03, quella per stipendi da 2 a 2,25 milioni, gli «oneri diversi di gestione», voce che può nascondere di tutto, da 7,99 a 9,86. I contributi elettorali, passati leggina dopo leggina dalle 1600 lire del 1993 ai 5 euro per ogni votante fissati nel 2002 dal governo Berlusconi, insomma bastano e avanzano per far ricca (anche) la Lega. È noto infatti che in 14 anni, tra le politiche del marzo 1994 e quelle dell’aprile del 2008 le forze politiche italiane hanno incassato la bellezza di 2,25 miliardi di euro. Di cui quasi un miliardo solo con le tornate elettorali del 2006 e del 2008.

Dal 2006 a 2010 poi è stata una vera pacchia: il governo Berlusconi ha infatti stabilito che l’erogazione dei fondi era dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura indipendentemente dalla loro durata effettiva. La norma verrà poi cancellata a partire dal 2011, ma in quell’anno i partiti fanno letteralmente il pieno di soldi: la sovrapposizione tra i contributi della legislatura 2006-2011 e quella che inizia nel 2008 fa letteralmente esplodere la spesa. Si passa infatti dai 201,2 milioni del 2006 ai 290,5 di due anni dopo, cifra che poi scende a 168,4 nel 2009 e risale poi a 289,8 l’anno seguente.

Come certifica la Corte dei Conti non solo dal 1993 ad oggi il finanziamento pubblico ai partiti è lievitato del 600% ma i rimborsi sono almeno i triplo delle spese effettivamente sostenute dai partiti per le campagne elettorali: 498 milioni a fronte di 117. Solo per stare al magnifico 2006: Forza Italia ha speso 50 milioni e ne ha incassati 128,7, An ne ha spesi 6,2 e ne ha incamerati 65,5, i Ds 9,9 ricevendone 46,9, la Margherita 10,4 riprendendone 30,7. E la Lega? È riuscita a fare meglio della media incassando 22,4 milioni a fronte di spese che superavano di poco i 5. Ottimo affare.
COSÌ FAN TUTTI Per la Corte dei Conti i costi sostenuti sono un terzo dei contributi pubblici erogati VIA BELLERIO Nel 2010 l’avanzo è stato di 8 milioni e 118 mila euro Un’azienda più che solida

"La Stampa", 5/04/2012

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