Campagna per la salvaguardia dell' agro-biodiversità Italiana 2012



Gli aerei di Bashir bombardano il Sud Strage in Sudan 
Uccisi 1200 soldati, conquistato il campo petrolifero di Heglig fl leader di Khartum celebra la vittoria: non negozieremo mai 

 I tubi dell'oleodotto, fitti di manometri e paratie, si alzano come una luccicante flora di metallo sul terreno scuro, intatti. Bave nere di greggio impregnano la terra, hanno luridi riflessi oleosi. I cadaveri dei soldati, coricati sul fianco o bocconi, alcuni giovanissimi, dilettanti della guerra, tutti senza scarpe, che sono preziose m queste terre maledette, e sono la prima ricchezza che si prende al nemico vinto, sono già nella calura impietosa gonfi di quel greggio. Morti per difendere o conquistare quei tubi e quella terra avvelenata: « nordisti» del subdolo e feroce genocida a piede libero al-Bashir, o «sudisti» dell'ambiguo istrione « democratico» Akiir. Questa è Heglig, appena oltre l'opaca frontiera tra i due Sudan, di nuovo in una guerra furiosa che avrebbe già 1.200 morti. RIVENDICAZIONI Con la secessione le regioni del Nord si sono impoverite E adesso vogliono rifarsi A Bentiu quello che era un mercato di baracche e capanne butta ritorte lingue di fiamma al cielo, crocchia come un pagliaio, è ormai una miserabile barricata di ruderi neri di fuliggine; si raccolgono corpi, feriti, morti, un bambino orrendamente bruciato. Bentiu, capitale della provincia petrolifera di Unity, nel Sud Sudan, porta i segni dei raid dei vecchi ma feroci Mig nordisti; ieri il terzo. Volevano distruggere un ponte, strategico perché collega la città alla frontiera che è a 60 km. Errore? Strage voluta? Appena 24 ore prima il governo di Juba aveva annunciato, per evitare la guerra totale, di aver ritirato le truppe dai campi petroliferi di Heglig, gli ultimi rimasti ai nordisti musulmani dopo la spartizione del Paese. Questi soldati, questi civili, hanno aggiunto una nuova quota ai morti del mondo, perché qui la guerra da vent'anni prosegue monotonamente il suo cammino, si batte con gelida pigrizia: morti non per una causa, un ideale, l'indipendenza o una fede religiosa, isiam contro animisti e cristia- ni, o un tribalismo, Africa nera contro quella araba. Sono morti soltanto per un dio crudele e sudicio che si chiama petrolio. E per l'ottusa stupidità di coloro, Stati Uniti in testa, che hanno voluto la creazione di uno Stato sudista come arma di pressione nei confronti degli infidi musulmani del Nord e per riempire le petroliere. Gli uomini che lottano qui non credono nella possibilità della vittoria o della sconfitta militare: sanno che la guerra verrà decisa altrove, da uomini che non hanno mai affondato le gambe nelle paludi, che non hanno mai ansato sulle piste di polvere, non sono mai stati coinvolti nel caos di un attacco o nella lunga noia dell'attesa. Il 9 luglio il Sud Sudan è diventato indipendente; la capitale è fatta di tu- guri di stereo, non c'è una strada praticabile, cento tribù, un'immensa e miseranda polifonia umana, si battono per i pascoli, i furti di bestiame, la transumanza: come mille anni fa, hanno soltanto sostituito il kalashnikov alla zagaglia. Non ci sono amministratori, tecnici, medici; solo ex guerriglieri cresciuti nella lotta, storditi dall'odio. E signori della guerra che si riempiono le tasche con il petrolio, tanto, tre quarti delle riserve del Sudan, 350 mila barili al giorno. Ai burattinai che lavorano nelle cancellerie occidentali è quanto basta: il resto, la lotta epica dei cristiani del Sud contro i fondamentalisti di Khartum, la rivincita degli ex schiavi contro i loro padroni, è solo retorica. Per fare in fretta, e celebrare il nuovo Stato africano, il confine non è mai stato delimitato con precisione, una regione intera, e la più ricca di oro nero, la provincia di Abyei, non è stata assegnata, terra di nessuno, tentazione irresistibile. E come non accorgersi che il Sud deve utilizzare le raffinerie e i terminal petroliferi nordisti per vendere il proprio greggio? Si accorderanno, vedrete, com miseravano gli scettici, i soloni di Washington e di Londra: conviene a entrambi. I diritti di passaggio saranno l'equivalente di una spartizione equanime, visto che al Nord sono rimaste le briciole di questa manna. E invece. La situazione economica del Nord dopo la secessione si è degradata, l'inflazione è al 22%. Khartum pretende dal Sud 36 dollari per barile co me pedaggio per gli oleodotti, ovvero 7 miliardi di dollari di arretrati. Juba grida all'estorsione, e non a torto. Il Camerun, ad esempio, ottiene 42 centesimi a barile per far transitare il petrolio del Gabon. I sudisti, baldanzosi, hanno acceso per primi la miccia, occupando la riserva petrolifera di Heglig che appartiene al Nord. Perfino l'Onu e gli alleati occidentali hanno condannato come illegale l'invasione. La reazione di al-Bashir, che ieri era a Heglig a celebrare la riconqui PROFUGHI Nuove ondate di gente in fuga Nel campo di Yìda arrivano quattrocento persone al giorno sta, è stata violenta. Ora è il Nord che attacca e intravede la possibilità di umiliare i rivali, forse di spiantare uno Stato artificiale e fragile. Come per contagio l'incendio si allarga: si combatte, tribù contro tribù; tornano a colpire i ribelli del Darfur che intravedono tempi complicati per il nemico. I civili si rimettono in cammino trascinandosi dietro le povere cose. Nel campo di Yida arrivano 400 nuovi fuggiaschi al giorno, la settimana scorsa erano 50. (La Stampa 24 Aprile 2012)