intervista carlo vichi MIVAR



I pm: "Soldi utilizzati anche per ristrutturare la casa di Gemonio" 

Almeno a partire dal 2010, centinaia di migliaia di euro, provenienti dai rimborsi elettorali della Lega Nord e indicati falsamente nei bilanci, sono stati usati «per pagamenti e impieghi, anch'essi non contabilizzati o contabilizzati in modo non veritiero» finalizzati ad «esborsi effettuati per esigenze personali di famigliari del leader della Lega Nord» Umberto Bossi. «Si tratta di esborsi in contanti o con assegni circolari o attraverso contratti simulati» che sarebbero servirti per l'acquisto di case (una in piazza Cinque Giornate a Milano, a due passi da palazzo di Giustizia, valore un milione di euro), auto, viaggi, alberghi, cene dei figli del leader del Carroccio, di sua moglie e della senatrice Rosi Mauro, ex vicepresidente del Senato e segretario generale del Sinpa, il sindacato padano, nonché considerata a capo del cosiddetto «cerchio magico», la cerchia ristretta che avrebbe da tempo preso la leadership del partito. In particolare, vi sarebbero stati versamenti anche per pagare la campagna elettorale del «Trota», ovvero del primogenito di Bossi, Renzo, e perfino per ristrutturare la villa del leader a Gemonio. Ciò nonostante, «allo stato non vi sono evidenze» che Bossi sia stato compartecipe di questa «spoliazione» del partito e per questo, spiegano in Procura, non è stato iscritto sul registro degli indagati. Non è escluso però che debba essere presto sentito come testimone visto che in un’intercettazione si parla chiaramente di spese che avrebbero finanziato «i costi della famiglia». Piuttosto, a consentire questo flusso di denaro illecitamente sottratto dalle casse della Lega, secondo le accuse della Procura milanese, sarebbe stato il segretario amministrativo del Carroccio ed ex sottosegretario alla semplificazione nell’ultimo governo Berlusconi, Francesco Belsito, indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato, appropriazione indebita e riciclaggio, nonché fortemente sospettato per contatti con personaggi della malavita organizzata calabrese e per questo, da ieri sera, dimissionario. L'uomo dalla doppia laurea falsa, ex autista e buttafuori, assurto ai vertici della politica italiana come sottosegretario e tesoriere della Lega nonché vicepresidente di un colosso come Fincantieri, è il vero epicentro del terremoto che ieri ha travolto il Carroccio, con le perquisizioni iniziate all'alba della sede di via Bellerio e l’interrogatorio di diversi funzionari e dipendenti del partito tra cui Daniela Cantamessa, una delle segretarie di Bossi. Secondo gli inquirenti la gestione allegra di Belsito dei fondi del movimento padano, sfociata nella controversa operazione di investimenti in Tanzania, nel fondo Krispa a Cipro e in corone norvegesi, avrebbe da una parte sottratto denaro alla stessa Lega, che risulta dunque come parte lesa, e dall'altra falsificato i bilanci del partito per percepire rimborsi elettorali (18 milioni di euro l’ultimo incasso nell’agosto del 2011) a fronte di «una validazione del rendiconto 2010 sul quale vi è prova di falsità». Personaggio poliedrico questo Belsito: sottosegretario di Calderoli, tesoriere della Lega ma anche intermediatore di affari per nulla chiari. Come per la vicenda che coinvolge la multinazionale francese di energie rinnovabili e servizi ambientali e ospedalieri Siram spa, che secondo le accuse avrebbe percepito rimborsi pari a cinque milioni di euro non dovuti dallo Stato attraverso crediti d'imposta, grazie a un giro di fatture false emesse da società di Stefano Bonet, già finito sotto inchiesta per una truffa ai danni dello Stato e in affari con l’ex ministro «meteora» Aldo Brancher. Sarebbe stato Bonet a occuparsi degli investimenti architettati da Belsito all'estero per far sparire, a partire dal 14 dicembre scorso, i soldi della Lega, con l’aiuto dell’operatore finanziario Paolo Scala: in tutto circa 6 milioni di euro che ora la Procura considera una «appropriazione indebita». E da Bonet, Belsito avrebbe ricevuto anche una consistente somma (150 mila euro) nascosta dentro un cappello e in una borsa per le bottiglie di vino. Secondo una relazione dei carabinieri del Noe (il nucleo operativo ecologico guidato dal mitico «capitano Ultimo», ovvero il colonnello Sergio De Caprio), che ieri hanno eseguito insieme alla Gdf le perquisizioni in via Bellerio, sarebbero emersi «elementi inequivocabili circa il fatto che la gestione della tesoreria del partito politico Lega Nord è avvenuto nella più completa opacità fin dal 2004 e comunque, per ciò che riguarda Belsito fin da quando questi ha cominciato a ricoprire l'incarico di tesoriere». Con la presentazione cioè di una falsa rendicontazione sui bilanci di partito per usufruire dei rimborsi elettorali. L'inchiesta in realtà ha una triplice testa e coinvolge anche le Procure di Napoli e la distrettuale antimafia di Reggio Calabria per i contatti intrattenuti da Belsito con esponenti della malavita organizzata, attraverso un intermediatore ligure, Romolo Girardelli, sfociate in alcune operazioni di sospetto riciclaggio in Svizzera con la cosca reggina dei De Stefano. Proprio da un'intercettazione della Procura di Reggio salta fuori il nome del tesoriere della Lega, pescato al telefono mentre chiede il supporto di una società fiduciaria con sede a Lugano, la Doge sa, «per la predisposizione di strutture societarie attraverso le quali giustificare il trasferimento all’estero di denaro detenuto in Italia». Perché, iniziano a chiedersi gli investigatori, il tesoriere della Lega cerca questi contatti? Parte da qui l'indagine che poi viene trasferita in parte a Milano dove, nel frattempo, un militante leghista ha presentato una denuncia sui milioni di euro stornati dal patrimonio del Carroccio per gli investimenti in Tanzania, Cipro e Danimarca. Ed è solo l'inizio. (La Stampa 4 Aprile 2012)