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Pierluigi Bersani e Le Elezioni Amministrative






GELA, LA DONNA 78ENNE SI È GETTATA NEL VUOTO DAL TERRAZZO DI CASA 

Le tagliano la pensione disperata si toglie la vita Nonna Nunzia, come tutti la conoscevano, era depressa da quando era morto il marito 

L' Inps le aveva comunicato che l'assegno passava da 800 a 600 euro Prostrata per la morte del marito, abbattuta da quel male oscuro che si chiama depressione, non ha più retto quando i figli le hanno comunicato che da questo mese la sua pensione non sarebbe stata più di 800 euro ma di 600. Così ieri mattina, poco prima delle 11, Nunzia Cannizzaro, 78 anni, nonna Nunzia come la chiamavano tutti nel quartiere, è salita su quel terrazzo della palazzina di via Amilcare, nel centro di Gela, dove abitavano sia lei sia tre dei suoi figli e dove non andava mai perché salire le scale le dava dolori alla schiena, e si è gettata nel vuoto: un salto di una decina di metri per farla finita. Non ha lasciato un biglietto, neanche solo due righe per spiegare il perché del gesto, ma i familiari non hanno dubbi: «Quel taglio nella pensione l'ha sconvolta - spiega il signor Bruno, il più piccolo dei quattro figli della donna - non sapeva darsi pace perché la riteneva un'ingiustizia». Per i carabinieri di Gela, arrivati pochi istanti dopo gli uomini del 118 avvertiti da una delle figlie, non c'è nulla da aggiungere, verrà presentato un rapporto alla procura di Gela ma è improbabile che si possa aprire un fascicolo. D'altronde, fanno notare i carabinieri, la molla scatenante è stata «lo stato di prostrazione della donna e quella notizia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». La signora Nunzia è morta sul colpo. Inutile l'arrivo dell'ambulanza. La donna aveva perso il marito Giuseppe un anno fa. L'uomo, 82 anni, era in pensione da 25 anni perché era invalido grave; prima aveva lavorato in una cooperativa di giardinaggio che gestiva il verde pubblico a Macchitella, il quartiere di Gela che una volta ospitava solo le famiglie degli operai del petrolchimico, l'ingombrante impianto che qui da 40 anni significa lavoro, ma anche aria malsana e forse malattie. Per la sua invalidità il signor Giuseppe percepiva dall'Inps una pensione. Secondo quanto raccontato dai familiari quando è morto, per sei mesi, l'Inps aveva sospeso l'assegno; poi, azzerate le indennità extra, alla moglie era stata data la pensione di reversibilità, 450 euro. Dal canto suo la donna, che era casalinga, aveva la sua piccola pensione sociale di 350 euro. Con quegli 800 euro la signora Nunzia poteva vivere autonomamente, senza dover chiedere aiuto a nessuno. Lei, moglie di un uomo che con i risparmi di una vita aveva costruito per i figli la palazzina di tre piani di via Amilcare, non voleva pesare sui figli, una condizione che, quando si verifica, da queste parti ha ancora un significato negativo per la vita delle persone più anziane. «Ogni volta che in tv sentiva le notizie sulla crisi economica e sui tagli del governo, mia madre si preoccupava», dice il figlio. Lunedì è arrivata la comunicazione dell'Inps. Pare sia una procedura abituale che, quando il cumulo tra pensioni raggiunge un certo importo, l'Istituto di previdenza tagli in percentuale l'importo dell'assegno. «Quando le abbiamo detto che l'Inps le aveva tagliato la pensione - racconta il signor Bruno - è rimasta sconvolta, questa cosa ha avuto in lei un effetto dirompente, temeva di morire in povertà; e poi si sentiva sola, nonostante abitasse nella nostra stessa palazzina. Erano preoccupazioni infondate ma non c'è stato modo di farla ragionare in questi giorni - dice, sconsolato - Però bisognerebbe essere in una situazione psicologica di profondo scoramento per capire cosa una persona, psicologicamente debole, è in grado di pensare e di fare». (La Stampa 4 Aprile 2012)

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