Contro-Video: Le eccellenti acque scadenti di Arpa



Segue articolo: "1980-83 Misteri di sagrestia"
1980-83 Misteri di sagrestia 

Tranne che per qualche nostalgico dello stalinismo, è un bene che il sindacato cattolico dei portuali polacchi Solidarnosc scardini il regime comunista dall'interno. Per farlo potrebbe però essersi servito anche del male: miliardi mafiosi sbiancati in lavatrice. Il tintore occulto è il banchiere della Chiesa, monsignor Paul Marcinkus, tasso di spiritualità vicino allo zero, amante del golf e della bella vita. Con Roberto Calvi, presidente dell'Ambrosiano, il monsignore imbastisce una rete di società fantasma nei paradisi fiscali di mezzo mondo, dove convergono rivoli di denaro inconfessabile. Forte della benedizione vaticana, Calvi allaccia relazioni pericolose con Sindona e il giro della P2, di cui ovviamente è un affiliato. Il crollo della loggia lo priva dei suoi padrini. Viene condannato per reati valutari, ma in attesa dell'appello ha il problema di restituire decine di milioni di dollari ai peggiori strozzini possibili: il mafioso Pippo Calò e la banda della Magliana. Chiede indietro allo Ior di Marcinkus i soldi «prestati» a Solidarnosc, ma invano. Allora fugge all'estero tampinato dai creditori e la sua corsa finisce il 17 giugno 1982 sotto un ponte di Londra, appeso a una corda con dei mattoni nelle tasche. Il suicidio di un disperato o l'omicidio di un ricattato? Le indagini portano alla sbarra Pippo Calò, il faccendiere Carboni e un bandito della Magliana dal cognome adeguato alla trama: Diotallevi. Avrebbero ucciso Calvi per punirlo dello «sgarro» (non ha restituito i soldi) e per dare un avvertimento al suo amico d'Oltretevere. I tre finiscono assolti per insufficienza di prove, ma la sentenza conferma l'assassinio. Marcinkus reagisce con durezza: lo Ior, dichiara nel giugno 1983, non risponde dei debiti dell'Ambrosiano. Una settimana dopo Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un dipendente del Vaticano, scompare all'uscita da una lezione di musica. Sembra il classico avvertimento. E qui entra in scena Enrico De Pedis, detto Renatino, il boss più intraprendente della Magliana. C'è chi sostiene sia stato lui a far sparire la ragazza, mentre altri indizi lasciano credere che possa essersi posto come mediatore fra le parti, favorendo un compromesso soddisfacente (anche se nel frattempo Emanuela era già stata eliminata). Quando Renatino viene ucciso in un regolamento di conti interno alla banda, il Vaticano dà il nulla osta perché il suo corpo sia sepolto nella cripta di Sant'Apollinare. La motivazione? «È stato un benefattore». E se qualcuno se ne stupisce, si goda la chiosa dell'immancabile Andreotti: «Magari non era un benefattore per tutti. Ma per Sant'Apollinare sì». (La Stampa 22 Ottobre 2010)