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Segue articolo: "Il Palcoscenico fantasma venduto a prezzo di saldo"

Il Teatro delle Panatenee costato 3 mld e venduto a 6 mila euro 

Storia di un avveniristico teatro mobile installato sul finire degli anni ’80 sotto la collina dei templi per ospitare grandi spettacoli musicali e teatrali in contemporanea con il sito di Pompei, costato alla collettività tre miliardi di lire e oggi, inutilizzabile, messo in vendita dalla Provincia di Agrigento a 6 mila euro. L’idea iniziale, quella cioè delle «Panatenee Pompeiane», promosse e patrocinate dal Ministero dei Beni Culturali e con un comitato di garanti che comprendeva ministri e grandi personalità del mondo dell’arte e della cultura, era quella di promuovere a livello internazionale i due più importanti siti archeologi del meridione d’Italia, l’area di Pompei, per l’appunto, e la valle dei templi di Agrigento, unendo gli sforzi per allestire un Cartellone di assoluta qualità artistica in grado di attirare grandi platee e di pubblicizzare al contempo le due località con grandi ritorni dal punto di vista dell’immagine. Fu così che venne montato, nonostante le perplessità della Sovrintendenza, la mega struttura delle Panatenee, un anfiteatro all’aperto di tremila posti a sedere con sullo sfondo l’incantevole scenario naturale dei templi dorici e della millenaria valle greca, gemellato con un omonimo teatro di Pompei. Grandi spettacoli di musica lirica, grandi orchestre e messe in scena di rappresentazioni teatrali di livello altissimo avevano caratterizzato i primi cartelloni estivi, con una promozione nazionale degli spettacoli e la pubblicazione di preziosi ed eleganti volumi, a ricordo degli eventi, curata direttamente da Franco Maria Ricci. Nel teatro delle Panatenee nella Valle dei templi venne anche presentata per la prima volta in esclusiva per l’Italia la violinista diciassettenne russa Natasha Korsakova, accompagnata al pianoforte dalla madre Jolanta Miroshnikova con programma musicale ambiziosissimo che comprendeva tra l’altro Prokofiev e la «Fantasia sui temi del Faust di Gounod» di Wienslawki. Poi, spenti i riflettori sulle manifestazioni internazionali, che non ebbero tutto quell’ afflusso di pubblico che gli organizzatori si attendevano, poiché sarebbe stato troppo costoso trasferire altrove il teatro mobile, venne chiesto alla Provincia di acquistare la struttura per 3 miliardi di lire. In questo modo l’ente pubblico, secondo gli organizzatori delle Panatenee avrebbe potuto disporre di un teatro all’aperto per ospitare altri suoi eventi. Ma così non fu. Già all’epoca si registrarono non poche polemiche in consiglio provinciale circa quell’acquisto considerato «azzardato» che si rilevò quasi subito anche alquanto difficoltoso nella sua gestione. La Provincia non aveva infatti custodi né tanto meno personale da dislocare a guardia di quel bene. Per la cronaca il teatro mobile, subito dopo le Panatenee venne utilizzato soltanto in poche occasioni, tra cui per uno sfortunato programma musicale con la diretta della Rai nel corso del quale morì folgorato un giovane addetto all’impianto elettrico che lavorava per una ditta locale. In seguito la Sovrintendenza ottenne che la struttura inutilizzata venisse smontata e spostata altrove in quanto, paesaggisticamente, rappresentava una visione sgradevole per il visitatore della Valle dei templi. Così il teatro mobile venne smontato e sistemato in un’area di deposito ma i danni procurati dall’incuria e dall’ abbandono non tardarono a farsi vedere. Nei primi anni del Duemila la Provincia, dopo nuove polemiche, aveva pure tentato di far rimontare quella struttura ma era troppo tardi. Le assi di legno delle gradinate erano tutte ricurve e fradice e i cardini e le strutture in ferro, arrugginite e inservibili. Con gli anni, del glorioso teatro delle Panatenee non si seppe più nulla tranne che per la tragedia di Giuseppe, un bambino morto precipitando dalle impalcature incustodite, mentre giocava con gli amici su quelle assi a molti metri di altezza. Adesso la Provincia di Agrigento, a distanza di oltre vent’anni dall’acquisto, ha finalmente deciso di liquidare ciò che ancora rimane della struttura teatrale con un importo a base d’asta di sei mila euro. Se ci riuscirà, forse a partire dal prossimo anno potrà anche risparmiare alcune migliaia di euro al mese che finora ha sborsato per pagare l’affitto del deposito della vecchia struttura fantasma. (La Stampa” del 17 gennaio 2011)