Intervista a Paolo Borsellino


 

Segue articolo: "La commedia umana va in scena ad Arcore"


Tra meteorine, cene, video degli incontri internazionali e balli

Lo schema a trama circolare è previsto e infatti il giorno in cui il Cavalier Silvio Berlusconi, inaugurando un centro commerciale e la sua carriera politica a Casalecchio di Reno, accordò la preferenza a Gianfranco Fini su Francesco Rutelli nella corsa al Campidoglio, Karima El Mahroug, al secolo Ruby Rubacuori, aveva ventidue giorni di vita (un gioco di flashback sosterrebbe efficacemente le tesi dei detrattori). Una passione lolitesca ma, in questo falò delle vanità, bruciano tutte quelle a disposizione nella commedia umana. Guardate per esempio i ruffiani, o concorrenti esterni in meretricio (la presunzione d’innocenza è qui presupposta per tutti). Ferventi prosseneti Lele Mora, omosessuale, pressoché maitresse, procura le femmine e le istruisce, consiglia un abitino da infermiera e uno stetoscopio per l’ironico preambolo: anche le trascrizioni sono gravide di entusiasmo (e contrappeso all’imbarazzata eclissi di oggi). Di altra pelle è Nicole Minetti, anche lei ricopriva il ruolo di reclutatrice e di trainer, nelle baldorie di Arcore dava il via alle danze; tiene ancora la testa alta, reclama innocenza e, ai reporter voraci, un po’ di rispetto. Piuttosto, che figura letteraria è quella di Roberto Formigoni, accusato dai radicali di aver falsificato le firme per mettere la pupa del capo nel listino bloccato? Il listino permette al governatore di trascinarsi in Consiglio regionale i collaboratori fidati. Va bene le firme, ma la domanda vera concerne le competenze minettiane: a quali Formigoni non si sente di rinunciare? Splendori e miserie Le ragazze uscendo dalla procura si proteggono con occhiali scuri, sciarpe, veli. Le ragazze, tampinate dal cronista di inflessibilità compiaciuta, fuggono a testa bassa e a colpi di tacco sul selciato, come Enrico Cuccia con quelli di Striscia. Le ragazze scendono dal Suv e contrattaccano, muso alla telecamera e scariche di oscenità. Le ragazze vanno in tv a dire che il vecchio sporcaccione in realtà è come Gandhi (nelleintercettazioni, per Ruby è Gesù). Le ragazze vanno nel salotto di Alfonso Signorini, che è stato definito il contraltare melodrammatico dei tribunali popolari alla Santoro, dove il rancore è il sentimento dominante e c’è Daniela Santanché che barcolla se le ricordano un suo lontano epitaffio: Berlusconi noi donne ci vuole orizzontali. Sabina Began dice: il bunga bunga sono io. Il catalogo delle madamine non trascura alcun prototipo. Ci si deve immaginare le donne del Pd toscano in piazza, le donne del Pd ligure in piazza, le donne del Pd davanti a Montecitorio, le donne dell’Idv ovunque. I protagonisti migliori ricompaiono, in prestito da romanzi precedenti. Il fratello di un’amica di Noemi dice: «Non ci siamo fatti corrompere». Patrizia D’Addario dice: «Tante di quelle ragazze erano con me a Palazzo Grazioli». Nadia Macrì esplode di vita nel raccontare ad Annozero come si noleggiò. Sedotte e sfrattate Sui cartelli stradali, l’umorista ha camuffato da “r” la “l” e la dimora Olgettina è diventata la dimora Orgettina. Ci abitano quattrodici ragazze delle feste di Villa San Martino. Sono state sfrattate perché gli altri inquilini intendono preservare il decoro dello stabile. A partire da giovedì, otto giorni di tempo per sgombrare. Gli zelanti direttori delle cancellerie hanno sottoscritto lo sfratto nello loro stanze buie. Otto giorni non si danno nemmeno agli occupatori di case. Marysthelle Garcia Polanco ha una bambina e non sa dove andare. C’è una differenza soltanto fra realtà e finzione: la realtà prevede più spesso che l’intransigenza sfumi in proroga. Buoni, brutti e cattivi Sollecitati, hanno espresso sconcerto l’Avvenire, Famiglia cristiana, l’università dei focolarini, i frati di Assisi, l’Azione cattolica, i cattolici del Pd. Il parroco di Antrosano, frazione di Avezzano, ha affisso manifesti a lutto per la morte della morale. Un sondaggio attribuisce al Partito du Pilu, di Cetto La Qualunque, subito il 2.3 per cento dei consensi, se si presentasse alla elezioni. In prospettiva, il target sarebbe del nove per cento. Piero Ostellino rivendica il diritto delle donne di vendere il loro corpo («è un principio liberale, non un invito a darla»). Natalia Aspesi e Marco Travaglio rivendicano il diritto di preferire quelle che si concedono secondo presupposti etici. L’altra domanda è: c’è un diritto a svergognare le prostitute? In questo su e giù, il miglior ruolo in commedia spetta ai padri, ai fratelli - ai congiunti vari delle congressiste carnali - che incitano figlie e sorelle a conquistare spazi nelle disponibilità affettive ed economiche del premier, a darci dentro, a non farsi scavalcare e, sola lacuna in una trama che procede secondo il capriccio del grande scrittore d’appendice, mancano le cere delle madri e dei padri che non sapevano nulla. E’ stato il maggiordomo E poi, il colpo di scena. Lele Mora ed Emilio Fede si mettono d’accordo per spillare denari a Berlusconi. L’intercettazione telefonica fa capire che Fede otterrà un milione e due per Mora, che Mora già progetta di non restituirli, e che Fede ne tratterrà 400 mila per onorario. L’abile mossa si accompagna esteticamente ai balletti verdi con berretto e manette della polizia. Qui ci sono i frontalieri di Luino, le belle di Lodi. Berlusconi beve Sanbitter, vintage anni Ottanta. C’è odore di tinello e Vermouth. Madoff di periferia tessono trame col dottor Vermilione: un po’ Billionaire un po’ Drive In. Nella pensione Vauquer si spettegola ancora. E la neolingua arcoriana, di cui si è parlato, non è una neolingua. Forse nemmeno slang: amo o amo’. Tutto sommato, considerato il contesto, turpiloquio contenuto. Più del neologismo c’è la sana tradizione fantozziana: «Non sii timida», dice la Minetti all’amica. A completamento, non sbaglia un congiuntivo Giuseppe Spinelli, non dà del tu a nessuno, non fa domande, non fa la cresta, non si allenta la cravatta, paga quel che c’è da pagare. Il buon partito Sono fidanzato, ha detto Berlusconi. Alle cene sedeva anche la mia fidanzata, ha aggiunto. Figurarsi se declinavano all’orgia. L’identità della fidanzata è ignota. Si indaga fra veline, coloradine, vitamine, naufraghine e schedine. Sarà autentico finale quando le meteorine cederanno le notti ai lunghi coltelli. (La Stampa 24 gennaio 2011)