Val di Susa, due giorni prima dell'inferno

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Segue articolo: "A Tannoia dell’ENI, che offende i lucani, l’intervista la facciamo no"


Su un quotidiano locale di oggi è stata pubblicata l’intervista a un dirigente dell’ENI, Giuseppe Tannoia, che secondo la Ola, organizzazione lucana ambientalista e No Scorie Trisaia, oltre a contenere molte inesattezze, offende i cittadini della Val d’Agri e i lucani, perché l’ENI dimostra di continuare a fare disinformazione per utilità propria e non sociale. Nell’intervista, l’ing. Tannoia afferma che esistono ”una mole di dati pubblici sui monitoraggi ambientali” (indipendenti o di parte?) e si stupisce che “associazioni e addirittura amministrazioni pubbliche provvedano alla raccolta di dati in maniera improvvisata e grossolana, diffondendo informazioni di scarso valore scientifico o addirittura allarmistico con grande preoccupazione della popolazione”.
L’ing. Tannoia dovrebbe essere meno arrogante, sapere che quando si muovono i cittadini e le amministrazioni vuol dire che non c’è fiducia nella comunicazione dello’Eni e della Regione, e dovrebbe ammettere che le attività petrolifere provocano inquinamento durante tutte le fasi del ciclo produttivo, come dimostrano i vari incidenti accaduti anche in Basilicata e la vasta letteratura internazionale. La quale letteratura internazionale, stranamente, non è mai presente tra gli allegati delle obbligatorie Via, Valutazioni di impatto ambientale, dove le società minerarie preferiscono presentare, al fine di avere i permessi di ricerca ed estrattivi, semplici relazioni di geologi e tecnici dei quali occorrerebbe poi avere anche il loro percorso scientifico per capire se non ci siano gli estremi di un conflitto di interesse, perché magari hanno intrattenuto relazioni lavorative con le stesse società minerarie.
Senza fornire dati, ma solo opinioni, dunque, il dirigente Tannoia delegittima l’impegno a conoscere la realtà lucana sul petrolio di diversi cittadini e di diversi ricercatore internazionale indipendente, mentre la stessa ENI ancora non fornisce molte spiegazioni sull’inquinamento provocato alle acque della diga del Pertusillo dove, solo grazie ad analisi dell’Ehpa, che è presieduta dalla professoressa Albina Colella, una geologa capo dipartimento universitario ed esperta in geologia degli idrocarburi e sedimentologia, è stata accertata la presenza di idrocarburi e metalli pesanti in corrispondenza dei displuvi e corsi d’acqua immissari del lago in direzione delle attività di pozzi petroliferi e di un pozzo di iniezione dei reflui della lavorazione del petrolio del centro olio di Viggiano. Un pozzo quest’ultimo ormai saturo e che fa acqua da tutte le parti.
E dato che l’intervista in questione alla Ola è sembrata telefonata, ci permettiamo noi di fare alcune domande a Tannoia, sperando che dimostri onestà intellettuale e senso di responsabilità sociale auspicando sue risposte:

1 – La legge italiana tollera la presenza di inquinanti nei sedimenti di un bacino idrico?

2 – Se si rilevano idrocarburi nei sedimenti di un bacino idrico, può voler dire che galleggiano in quelle acque da almeno 10 anni?

3 – se la presenza di idrocarburi nel Pertusillo è così marcata lungo il versante delle attività minerarie della Val d’Agri, se la sente di escludere le respondabilità dell’Eni?

4 – perché l’Eni non consegna i piani ingegneristici dei pozzi ai comuni interessati dalle loro attività?

5 – può escludere che l’estrazione in altura, sotto i monti di Marsico Nuovo, non danneggerà le sorgenti del fiume Agri per intere generazioni umane, come da letteratura internazionale sui rischi delle perforazioni in altura e in presenza di sorgenti?

6 – esiste un nuovo progetto di raddoppio del centro olio e della sesta linea della cosiddetta Fase 3, senza la quale non sarebbe possibile portare a 130 mila barili al giorno l’attività di raffinazione del centro oli di Viggiano? E senza la sesta linea autorizzabile, potrebbero essere dichiarati nulli gli incrementi di 40 mila barili al giorno nel centro oli di Viggiano (14 mila dai pozzi esistenti e 26 mila dai nuovi pozzi di Marsico Nuovo) dei famigerati accordi del ‘98?

7 – La filiera del petrolio è cancerogena solo per gli scienziati internazionali, per gli americani e per lo Stato della California che ha varato la rigida “Proposition 65″, cui tutte le compagnie si devono attenere, o è cancerogena solo per i lucani?

8 – Cosa accade in tema di rischio sismico in area sismogenetica come la Val d’Agri, se togliamo dal sottosuolo ingenti quantitativi di petrolio, che ha un peso specifico più leggero dell’acqua, e reimmettiamo, come l’Eni sta facendo in Val d’Agri, acqua reflua di scarto di lavorazione, che non solo è altamente tossica (smaltimento improprio?), ma è immessa ad altissima pressione lungo le faglie sismiche e risulta più pesante del petrolio estratto?

9 – l’Usgs, United States Geological Survey, la rinomata agenzia scientifica del Governo americano, sta oggi studiando e ammettendo l’elevato rischio sismico determinato dalle attività estrattive. Ritiene giusto che l’ENI vada a realizzare un pozzo di reiniezione, come il Monte Alpi 9 or, lungo la faglia sismogenetica di Grumento Nova?

10 – Ritiene istituzionale il comportamento dell’Eni in merito a una intervista su un quotidiano locale a Carlo Doglioni fatta da un dirigente della Fondazione Mattei e poi fatta pubblicare come intervista di un giornalista, con tanto di firma fasulla (?) del professionista?
Intervista che l’eminente professore di geologia italiano ha disconosciuto nella forma e nei contenuti scientifici, denunciando il grave accaduto di disinformazione sul blog di Beppe Grillo e sulla pagina web della Ola. Non ritiene che sia un vergognoso tentativo di disinformare e tranquillizzare le genti di Basilicata?
Ola e NoScorie Trisaia, nel chiedere lo stop del raddoppio delle estrazioni previsto dal Memorandum sottoscritto dal governatore De Filippo (alla cui moratoria nessuno crede se prima non si ferma prima il raddoppio delle estrazioni da 90 mial a 180 mila barili), assieme alle altre associazioni del territorio, hanno già preannunciato di denunciare le attività petrolifere in Basilicata alla Corte di Giustizia dei Diritti dell’Uomo, proprio perché si sta mettendo a rischio un bene fondamentale per la vita e le attività umane delle future generazioni, rappresentato dall’acqua di cui è ricca la Val d’Agri e la Basilicata. (olambientalista.it)