PIAZZA PULITA - Roberto D'Agostino



Segue articolo: "Mosca 8 anni alla dissidente"


NUOVO PROCESSO PER LA MOGLIE DEL LEADER DI «ALTRA RUSSIA», TROVATA CON 4 GRAMMI DI EROINA Mosca, 8 anni alla dissidente Condannata per droga l’attivista Osipova. “Processo politico”

L’accusa aveva chiesto di condannarla a 4 anni di prigione per spaccio di droga. Ma ieri il giudice del tribunale di Smolensk, 420 chilometri da Mosca ai confini con la Bielorussia, gliene ha inflitti il doppio. Otto anni, da scontare in un duro campo di lavoro. Dopo la vicenda Pussy Riot, potrebbe diventare nuova fonte di imbarazzo per i vertici russi il caso di Taisia Osipova: 28 anni, ex attivista dissidente e moglie di Sergei Fomchenkov, braccio destro di Eduard Limonov, l’incendiario scrittore leader del movimento di opposizione radicale Altra Russia. Arrestata nel 2010 dopo che la polizia le aveva trovato 4 grammi di eroina in casa, Osipova era stata condannata nel 2011 in un primo processo a 10 anni di prigione, ma si è sempre dichiarata innocente. Sarebbe stata «incastrata» per costringerla a testimoniare contro il marito e fare pressioni su di lui, che a Mosca si stava occupando della registrazione in partito del movimento. Un caso «politicamente motivato» secondo gli avvocati della difesa, gli oppositori russi e i difensori dei diritti umani. Criticato persino dall’ex presidente Dmitri Medvedev, ora premier: aveva giudicato «troppo dura» la prima sentenza, facendola annullare per riaprire un nuovo processo. Ieri ha ribadito il concetto, definendo la nuova condanna «sproporzionata», pur precisando di non voler interferire nella giustizia. Come le due «Pussy» Maria Aliokhina e Nadia Tolokonnikova, anche Osipova è madre di una bimba di 5 anni. Ed è malata di diabete. Ma finora la sua storia non ha sfondato in Occidente: forse perché non è sexy come Nadia, così paffutella e con le gambe grosse. O forse perché Limonov e i suoi sono ormai dei reietti politici, in rotta con l’ala liberale della protesta russa, assenti anche dalle ultime manifestazioni. Certo Taisia ha passione politica da vendere: nel 2003 era stata condannata a un anno per aver colpito il governatore della regione di Smolensk, il generale dell’Fsb (ex Kgb) Viktor Maslov, con un mazzo di fiori. Ma dal 2006, nata sua figlia, aveva sospeso l’attivismo. Il suo nome è comunque in testa alla lista dei «prigionieri politici» stilata dall’opposizione e consegnata al Cremlino a febbraio. La difesa già prepara il ricorso in Cassazione, ritenendo il processo viziato in molti punti. Ad esempio, un testimone presente all’ispezione in casa, ha riferito che sarebbe stata la stessa polizia a piazzare i narcotici. Ma la sua deposizione non è stata presa in considerazione. Dopo le Pussy Riot un altro caso giudiziario imbarazza il Cremlino ("La Stampa", 29/08/2012)