Via Campesina, il Sud America e il fatalismo

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Il marketing mediatico della finta moratoria petrolifera 

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, ribadisce che i permessi minerari Frusci (Eni) e Grotte del Salice (Shell), la cui Intesa mineraria è stata di recente non rilasciata dalla Regione Basilicata, saranno ripristinati dai Tar, Tribunale amministrativo, cui ricorreranno le società petroliere per l’evidente “torto” burocratico subito. La Ola è così convinta di quanto afferma che azzarda anche che, molto probabilmente, sarà il Tar del Lazio a pronunciarsi a favore di Shell ed Eni. Per un vero blocco di questi due permessi, la Regione avrebbe dovuto opporsi, come prescrive la Legge, esprimendo per iscritto un parere negativo alla obbligatoria Via, Valutazione di impatto ambientale (atto amministrativo propedeutico alla concessione dei permessi estrattivi), mentre si è limitata semplicemente a non rilasciare l’Intesa ricorrendo a una contorta delibera di Giunta, dopo che alle due società minerarie, per i due specifici permessi, aveva già dato nel recente passato sia il parere positivo, escludendo la sua opposizione alla Via, che, per Grotte del Salice, addirittura un parere positivo di Valutazione di Incidenza. Il quale è un parere più valido della stessa Via. Qualsiasi giudice di qualsiasi Tar vedrà la discrepanza dei procedimenti burocratici della Regione e darà ragione ai ricorsi delle società minerarie. Per inciso, la Ola ribadisce ciò che ha già denunciato in passato: l’azione di esclusione Via attuata dalla Regione Basilicata ogni qualvolta cittadini, amministrazioni e associazioni si oppongono a un permesso petrolifero, è un atteggiamento di basso profilo istituzionale volto ad annullare l’opposizione dei Comuni interessati dai permessi di ricerca/estrazione, perché se la Regione esclude la sua opposizione alla Via, fa decadere automaticamente tutte le opposizioni di Comuni, enti e associazioni che non vogliono i pozzi di petrolio. Quella messa in atto da Vito de Filippo, con il blocco delle Intesa tramite delibera di Giunta regionale e venduta ai lucani per moratoria, è dunque per la Ola un’autentica sceneggiata mediatica, una finta moratoria che tende a dare al governatore un’immagine di difensore del sottosuolo e del suolo lucano, anche contro i “soprusi” del Governo di Roma e del ministro Passera dopo aver approvato il Memorandum che condanna a morte le valli del Sauro e della Val d’Agri.Nella realtà, egli procede speditamente con ciò che realmente gli interessa: il raddoppio della estrazione/raffinazione di petrolio al centro oli di Viggiano che spaccia per “dovuto” dagli accordi del ’98 e del 2006. Dopo più di dieci di non attuazione, qualsiasi accordo decade, a maggior ragione questi del ’98 e del 2006, perché per raffinare 180 mila barili al giorno (90 mila in più di quelli estratti dal ‘98), c’è bisogno di una sesta linea al centro oli di Viggiano non prevista dagli accordi tanto citati dal governatore e perché l’area interessata dalle nuove perforazioni è quella dove insistono le circa 300 sorgenti del fiume Agri. Col rischio di inquinarle per intere generazioni umane. Inoltre, in questi ultimi anni, la studio della geologia estrattiva e mineraria e le tecniche di perforazione hanno fatto passi avanti rispetto alle conoscenze di ieri e rispetto alle leggi che regolano i processi estrattivi, ferme ai tempi di Enrico Mattei, impropriamente citato da De Filippo alla recente conferenza stampa fatta insieme all’assessore Vilma Mazzocco. Mattei, infatti, si mise di traverso agli interessi delle multinazionali del petrolio, mentre De Filippo – che continua a dare numeri e spiegazioni tecniche inesatte sulla quantità di “buchi” fatti in Basilicata (sono 68 e non 24 quelli attivi e 472 in totale quelli perforati, la maggior parte realizzati con sostanze chimiche tossiche; invitiamo nuovamente ad andare sul sito ufficiale dell’Unmig per avere l’esatta dimensione) – è parallelo agli stessi interessi. Di Enrico Mattei, il governatore dovrebbe solo parlarne per spiegare ai lucani il perché non decolla la “Pista Mattei” (utile all’economia regionale) e per far sapere ai lucani quando l’Eni dovrà bonificare l’area su cui sorge la “Pista Mattei”. La Ola, pertanto, denuncia questa macchinazione mediatica della politica regionale, offensiva dell’intelligenza dei lucani e della democrazia che in questa regione vengono maltrattate e sottoposte agli interessi delle società minerarie.