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L'Opinione di Marco Lombardi

 Su Taranto non cali il sarcofago

Vedere per l'ennesima volta il dramma di Taranto, città ostaggio dell'Ilva, ed avere poi ancora voglia di rivedere, non è un bel segnale. Perché la sensazione di scandalo lascia spazio ad un'altra, amara, considerazione, vale a dire ringraziare di essere nati altrove, di abitare, lavorare, vivere altrove. La situazione dei paesi che si trovano attorno all'impianto industriale può essere resa solo da una parola divenuta purtroppo concetto: Chernobyl.
Aria irrespirabile, acqua avvelenata, suolo assassinato. Concepire con il forte dubbio, che va oltre la naturale incertezza, di partorire figli forse già condannati alla malattia, di certo destinati alla sofferenza di un destino segnato. Tutto, infatti, sembra così enorme, irrimediabilmente intrecciato in una spirale dove i costi, tanti e gravi, ed i benefici, pochi ma essenziali (come lo è il cibo per sopravvivere), non riescono a separarsi gli uni dagli altri, neppure per un attimo. Non ci sarà un sarcofago per l'Ilva e non dovrà esserci, perché quelle case, vie e piazze, che incredibilmente ancora brulicano di vita, altrimenti moriranno e sarebbe una sconfitta per tutta l'Italia, a tempo indeterminato. Chiudere e dimenticare, no, grazie. Lottare e fare giustizia, questo il cammino da intraprendere, perché se all'umanità scienza e tecnologia non sempre e non solo distruzione arrecano, allora un'altra Taranto è possibile. Ma lo strumento da solo niente può, ci vuole un'abile mano ad utilizzarlo, una mente lucida e severa a guidarlo, un cuore enorme per prendere decisioni che sovvertono l'ordine della storia. Perché, se con l'aiuto di tutti, dei magistrati, della politica, del capitale e del lavoro, si riuscirà a riconvertire Taranto, con le pene e i premi necessari a seconda delle responsabilità e dei meriti, potremo dire che in Italia ha finalmente vinto la rivoluzione.

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