Passa ai contenuti principali

L'Opinione di Marco Lombardi

 Decreto Ilva: urgenza senza limiti?

Nell'emergenza del caso Ilva è stato emanato il Decreto Legge n. 207/2012, secondo cui il Governo potrà, in caso di crisi economica di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale che occupino almeno duecento lavoratori, prorogare fino a trentasei mesi l'attività degli stessi. Una proroga che, fatte salve le prescrizioni dell'autorizzazione ambientale integrata, avrà efficacia anche in presenza di provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare.
Questi provvedimenti, infatti, “non impediscono, nel corso del periodo di tempo indicato nell'autorizzazione, l'esercizio dell'attività d'impresa”. Ora, è evidente che una formulazione più morbida, del tipo “in caso di provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare, la proroga delle attività si effettuerà compatibilmente delle disposizioni dei medesimi”, avrebbe forse evitato uno scontro di attribuzione tra poteri che, adesso, sarà invece quasi certamente sollevato dalla Procura di Taranto. Tale approccio temperato, pur non sciogliendo subito la matassa pugliese, avrebbe posto Governo e Magistratura su un piano più equo, scaricando su questa l'onere palese del buon senso nel decidere se ricorrere o meno e si sa quanto i giudici siano sensibili alla forza dell'opinione pubblica. Si può essere d'accordo o no sul merito del Decreto, visto poi che la condizione di interesse strategico nazionale già consente altre deroghe a principi giuridici consolidati (vedasi la gestione eccezionale dell'ordine pubblico per le proteste svolte nell'area TAV in Val di Susa), ma non si può nascondere che è un rischioso precedente introdurre, con un decreto di urgenza, una norma generale di sottrazione di funzioni a scapito del potere giudiziario. Sarebbe allora auspicabile che, nella più rapida conversione in legge dell'atto, si ristabilisca il giusto dialogo tra i poteri dello Stato, convinti che sarà l'interesse pubblico, dei tarantini ma non solo di essi, a prevalere.

Post popolari in questo blog

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Breve dialogo intorno al Presepe di Don Rocco

Rionero in Vulture. - A primo impatto appare come un’opera avveniristica, un’attesa che da primordiale riappare futurista. “Sì, perché le lampade richiamano l'Oriente ... l'assenza di statue ed immagini richiama l'Islam ... Forse un simbolo che Gesù è venuto al mondo per tutta l'umanità anche per i musulmani. Forse un messaggio di rinascita universale...” E’ quanto asserisce Lucia. “Prestando attenzione si sente la cascata della buona novella” ribatte Giovanna. “Da dove si capisce che è un presepe e non una installazione di quelle che vediamo a Venezia nella Biennale di Arte...?” Rammenta Donato. Certo, va visto dal vivo quel presepe che ha realizzato Don Rocco Di Pierro, nella Chiesa Mater Misericordia; eppure, sapendo che è in chiesa si intuisce che si tratta di un presepe... “E se fosse stato allestito in un museo cosa significherebbe? e se fosse stato in chiesa a Pasqua?” Ribatte ancora Donato. Tuttavia, offre una sensazione di quiete, luminosa, aurea per

Il lucano Francesco Di Silvio, produttore del film in concorso a Venezia "Rabin, the last day" di Amos Gitai

Lido di Venezia. E' lucano di Palazzo San Gervasio Francesco Di Silvio, il produttore del film "Rabin, The Last Day" di Amos Gitai, fra i più acclamati e possibile vincitore di un Premio importante alla 72. Mostra del Cinema di Venezia. Lunedì 7 settembre, alla prima del film in Sala Grande, era alle spalle del regista e dell'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha scelto di venire alla Mostra solo per questo straordinario film; un opera necessaria per capire più a fondo le problematiche del conflitto israelo-palestinese, a partire dall'assassinio del premier Rabin avvenuto venti anni or sono.

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Cristìnia di Cristina di Lagopesole – Edizioni dell’Eremo

“L’arte dello scrivere è l’arte dello scoprire ciò in cui credi”. Lo scriveva Gustave Flaubert due secoli fa, e alquanto si addice alla maniera (tormentata e gioiosa) di scrivere di Cristina di Lagopesole, poetessa sacra ed innografa lucana, che ha appena dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria dal titolo “Cristìnia”. Un’opera poetica dall’elegante veste grafica (come del resto lo sono anche le precedenti pubblicazioni), edita dalle Edizioni dell’Eremo – La Grafica Di Lucchio, Rionero in Vulture – 120 pagine ben illustrate e corredate di immagini sacre, che guidano il lettore nella storia e nella preghiera di Santi, Beati, Venerabili che portano il nome Cristina, declinato anche in altre lingue ed epoche storiche.    Incontriamo la poetessa – originaria di Rionero in Vulture – in procinto di recarsi nell’Eremo carmelitano da lei edificato, fra il castello federiciano di Lagopesole e il santuario del Carmine di Avigliano. È un testo molto importante su Santi e