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L'Opinione di Marco Lombardi


La tela del ragno non ripara dai colpi

Ha forse ragione Niki Vendola quando afferma che, al termine di questo convulso fine settimana di elezioni presidenziali, il vero vincitore è Silvio Berlusconi. Mentre il PD si disintegrava e Grillo vedeva tramontare anche a causa sua l'ultima chance di ricatto su Bersani - perché il non voto a Rodotà non può prescindere dagli sfottò grillini all'ex segretario delle ultime settimane -, il cavaliere restava nell'ombra. Egli si è semplicemente sottratto, come già accaduto per quasi tutta la durata del governo Monti, all'agone mediatico, eppure i suoi veti sono stati chiari e determinanti.
Così, quando il popolo si lamenta per l'incapacità della classe politica di aver saputo proporre anche solo un nuovo volto alla presidenza, dopo che ci sono riusciti persino Putin con Medvedev e nientepopodimeno che la Chiesa Cattolica con Papa Francesco, non è contro il PdL che punta il dito. La morale comunque è che, ancora una volta, i giochi di segreteria ed i tatticisimi tra partiti hanno soppiantato una riflessione sui bisogni del paese, fermo restando che, a Costituzione vigente, non è il Capo dello Stato la figura deputata a risolverli. Non resta dunque che attendere l'ormai imminente nomina del nuovo esecutivo nella speranza che, almeno per qualche mese, si ricominci a gestire il paese, ma non ci si stupisca se il clima sociale si farà sempre più bollente e soprattutto non incanalabile nei pacifici binari della partecipazione politica. Ci attendono tempi non solo bui, ma anche molto, molto tesi e quel che è peggio, lo Stato, rispetto a simili scenari passati della sua storia democratica, non sembra capace di saperli affrontare con la dovuta sapienza ed autorevolezza.

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