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L'Opinione di Marco Lombardi

 Allarme, i sindaci hanno finito le supernoccioline!

Fino ad oggi i principali osservatori della politica italiana hanno concordato sull'utilità della riforma che, nel 1993, introdusse l'elezione diretta del sindaco. In questi anni, partecipazione al voto canta, gli italiani hanno mostrato interesse nello scegliere sulla scheda il proprio primo cittadino, conferendo al “super sindaco” così eletto un mandato che gli ha permesso di esercitare il dominio assoluto su giunte di fidi collaboratori ed esautorare la funzione dei disertati consigli comunali.
Lo scenario però è cambiato. In molte realtà italiane, a prescindere da collocazione geografica e tradizionale appartenenza politica, quasi la metà degli elettori, astenendosi, esprime il proprio distacco dall'amministrazione locale. Sarà stato il taglio ai trasferimenti statali, perché senza denari non si risponde alle concrete domande del popolo, o forse l'eccessiva sicurezza dei sindaci nell'essere inamovibili detentori del consenso sociale, inducendoli a saltare la concertazione sociale, salvo pavoneggiarsi con sporadiche esperienze di democrazia diretta il più delle volte fini a se stesse. Per questo motivo, in vista del processo di riforma istituzionale che dovrebbe occupare i prossimi diciotto mesi, è opportuno sollecitare una riflessione anche sulla forma giuridica dei poteri locali. Chiedersi cioè se sia ancora lecito che sindaci, il cui numero di preferenze raggiunge a malapena il trenta per cento del totale dei residenti, possano continuare ad agire sopra le parti ed ignorando di fatto la dialettica nella propria assemblea elettiva.

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Giovedì 30 Agosto 2018