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L'Opinione di Marco Lombardi

La ministra che non dà la mano. E fa bene

Non è azzardato affermare che, in questa ancora breve esistenza del governo Letta, Cecile Kyenge è il ministro che più ha impressionato. Decisa, mai sopra le righe, sta affrontando i temi legati all'immigrazione ed alla discriminazione razziale con competenza, ma soprattutto con quel realismo che sulla materia spesso manca nel nostro paese. Dal tema della cittadinanza a quello del razzismo, Kyenge non cede ad un approccio vittimistico che, forse, molti tra i suoi sostenitori politici e della società civile si aspetterebbero da lei.
Dall'altro ieri c'è da attribuirle anche un altro punto a favore. Rifiutandosi di stringere la mano all'ennesimo provocatore della Lega Nord, poco importa quale ruolo istituzionale il medesimo rivestisse, ha fatto quello che le cariche istituzionali di questo paese avrebbero dovuto compiere ormai da quasi trenta anni. Vale a dire prendere ufficialmente le distanze dagli esponenti di un partito apertamente xenofobo e che fa della violenza verbale contro il diverso, terrone, negher o zingaro che sia, il cardine della sua propaganda. Evidentemente, tra i tanti soloni che nei vari partiti si riempiono la bocca di etica, ci voleva una paffuta medico-chirurgo quasi cinquantenne e chissenefrega se bianca, nera, rossa o gialla, per ribadire che nessuna percentuale di voto potrà mai compensare la demenza antidemocratica di un movimento. Tenga duro ministra, l'Italia migliore, stavolta è proprio il caso di dirlo, sta dalla sua parte.

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Giovedì 30 Agosto 2018