Appuntamenti in Primo Piano: Rionero. XVIII CinEtica 2014


XVIII CinEtica 2014  - CineClub V. De Sica

                           

                                                       Scene da Bergman

                                 Le stagioni della vita secondo Ingmar Bergman


Ingmar Bergman (Svezia, 1918/2007) regista, drammaturgo e produttore, viene da sempre ritenuto una delle più insigni personalità nella storia del Cinema. Con una propria concretezza d’espressione, ha saputo approfondire l’indagine psicologica e morale, interrogandosi sui temi universali dell'esistenza umana. Come pochi, sfidando censure e perbenismo, ha sublimato le sue sceneggiature alla intensità di un testo letterario. Aveva scritto Godard (nel 1958): “Bergman è il cinema dell’istante. Ogni suo film nasce da una riflessione dei protagonisti sul presente … un po’ alla maniera di Proust, ma con maggiore  forza, come se Proust fosse stato moltiplicato da Joyce e Rousseau insieme…” Trame di vita sempre attuali che il cineasta svedese ha portato in una lunga carriera di oltre cinquanta film, (con una trentina di regie teatri e altrettante televisive); il suo primo film è del 1945, “Crisi”, mentre l’ultimo è del 1982, “Fanny ed Alexander” che abbiamo voluto inserire pure in chiusura di questa quadrilogia sulle “stagioni della vita”, estrapolando dai suoi film quelli che in maggior misura ce le raccontano. Non è facile reperire i suoi film e nemmeno impostarne un carattere univoco, anche perché le opere del maestro sono concepite e realizzate in epoche diverse, sebbene il suo sguardo rimanga intatto nella nitidezza e nel linguaggio del tutto unico. Bergman scelse di essere mite nelle relazioni con gli attori, riteneva infatti di avere una grande responsabilità verso loro, li vedeva come collaboratori spesso in una vulnerabile posizione psicologica. Talvolta se ne innamorava. Ingmar Bergman era ateo, o piuttosto ateo-cristiano secondo taluni critici. L’indagine psicologica ed esistenziale in rapporto con Dio è messa a fuoco nel film che lo ha portato all’attenzione del mondo, Il settimo sigillo (del 1956), nel quale la partita a scacchi fra la vita e la morte rimarrà fondamentale nella cinematografia; questo film è preso da esempio nelle scuole di regia, peraltro, come modello per analizzare le relazioni che sovrintendono la composizione dell'immagine. Proprio questo film rimase impresso nella nostra memoria, consigliato da un giovane prete quando eravamo adolescenti, e la televisione trasmetteva capolavori del cinema (il lunedì sera) presentati dal decano dei critici, Gian Luigi Rondi. Ebbene, questo film marchiò profondamente parte di quella generazione che si sentì “iniziata” al cinema d’autore, grazie a maestri della statura di Bergman. E proprio in questa logica, diffondere cioè questi monumenti della storia del Cinema specie alle nuove generazioni, rimangono intatte la finalità ed il progetto (ormai ventennale) del CineClub “De Sica”, di portare in visione e nel dibattito opere altrimenti poco conosciute se non ignorate del tutto. Oltre 230 film in questi anni, in mostre e rassegne promosse dal “De Sica” non soltanto a Rionero, ed a scuole, associazioni e persino carceri. E, specie per un cineasta come Ingmar Bergman, era importante recuperare alcune sue opere, onde evitare che la sua poetica finisse nell’oblio; offrire cioè (come fu offerto a noi molti lustri fa) la opportunità di leggere l’esistenza e le inquietudini contemporanee mediante le immagini di un immenso autore. Influenzato da Pirandello come da Ibsen e Strindberg, Bergman influenzò a sua volta il cinema di Woody Allen, in linea con i grandi cineasti europei come Rossellini, Fellini, Godard, Kieslovski e soprattutto Antonioni, l’intenso regista ferrarese che si spense nello stesso giorno, il 30 luglio del 2007.

          
 Armando Lostaglio


Per la realizzazione del percorso filmico di CinEtica 2014, si ringraziano le responsabili di Unilabor “E. Cervellino” le presidi Pina Cervellino e Gina Bozza, la responsabile del CIF prof. Antonia Lostaglio, e per il “De Sica” Daniele Bracuto, Chiara Lostaglio, Angelo Martino, Michele Consiglio. Per BasilicataCinema Gabriele Distasio, Beppe Vendegna.   Un grazie di cuore per la disponibilità alla prof. Manuela Gieri, docente di Cinema dell’Università della Basilicata.