L'Opinione di Marco Lombardi

 

Nessuna pietà

Nei racconti di fantasia accade sovente che anche il cattivo più feroce sia colto da debolezza e mostri pietà per la vittima. Gli esiti di questo ravvedimento possono essere opposti. La salvezza, come per l'Innominato dei Promessi Sposi. La morte, come per Tony Montana, lo Scarface che paga con la vita la scelta di non uccidere un innocente. Episodio analogo a quello del film di De Palma è accaduto a Taranto, solo che stavolta i sicari non hanno avuto remore. Il bilancio è di un pregiudicato “morto sparato” e con lui la compagna e il figlio di tre anni. Di fronte a casi del genere si suole dire che la criminalità organizzata ha smarrito il proprio codice etico. Fesserie. Dopo le scoperte di Falcone sul sistema mafioso, esportabili a qualunque forma di criminalità radicata sul territorio, parlare di etica è pura ingenuità. Il termine più calzante è legittimazione. Come ogni sovrastruttura sociale, infatti, anche la mafia ha bisogno di legittimarsi, attraverso l'uso della violenza, la distribuzione di benefici ma soprattutto l'adeguamento al senso comune. Il codice mafioso non è quello onorevole dei samurai, che resiste al tempo e alla modernità, ma si plasma anzi su questi, per mero fine utilitaristico. Nessuna romantica opposizione insomma, solo una bieca ricerca del consenso. Episodi di simile efferatezza, opera non del singolo ma di una organizzazione, dovrebbero farci riflettere sul mondo in cui viviamo. Una società che tutti i giorni, alla luce del sole e nel pieno rispetto delle leggi, non conosce titubanze o eccezioni nel preservare il proprio modello di sviluppo a prescindere dalle vittime che provoca, sempre più numerose.