Schermi Riflessi di Armando Lostaglio

SCENE DA BERGMAN
RETROSPETTIVA: LE STAGIONI DELLA VITA SECONDO INGMAR BERGMAN



Sontuoso e magistrale: viene così definito l’epilogo della XVIII mostra CinEtica promossa dal CineClub “De Sica”, grazie alla visione dell’ultimo film di Ingmar Bergman Fanny e Alexander (1983). Il film chiude  la retrospettiva sul grande cineasta svedese dal titolo “le stagioni della vita”, che ha visto in sequenza: la giovinezza con il film “Monica e il desiderio” (1958); l’età adulta con il bellissimo “Scene da un matrimonio” (1973); quindi “Il posto delle fragole” (1958) per parlare di terza età e infine l’adolescenza con “Funny e Alexander”.
                                  
Numeroso e rapito il pubblico nel Centro sociale di Rionero, su invito anche dell’Unilabor “E. Cervellino” e del CIF che hanno collaborato alla iniziativa culturale. Un pubblico partecipe (nonostante si trattasse di proiezioni pomeridiane, di giovedì) che in molti casi ha potuto vedere per la prima volta un’opera di Bergman, autore fondamentale nella storia del cinema, ma che rischia di essere dimenticato. E proprio in questa logica, diffondere cioè questi eccellenti maestri della storia del Cinema specie alle nuove generazioni, rimangono intatte le finalità ed il progetto (ormai ventennale) del CineClub “De Sica”, di portare in visione e nel dibattito opere altrimenti poco conosciute se non del tutto ignorate. Oltre 240 film in questi anni sono stati proiettati in mostre e rassegne promosse dal “De Sica” non soltanto a Rionero, ed a scuole, associazioni e persino carceri. E, specie per un cineasta della statura di Ingmar Bergman, era importante recuperare alcune sue opere, onde evitare che la sua poetica finisse nell’oblio; offrire cioè la opportunità di leggere l’esistenza e le inquietudini contemporanee mediante le immagini di un immenso autore. Il film, l'ultimo in carriera del grande cineasta svedese, presentato alla Mostra di Venezia, è ambientato ai primi del ‘900 nella provincia svedese; si narra delle vicende di una borghese famiglia (il cenno è autobiografico), al cui centro vi è la saggia nonna Helena, un tempo attrice. 

 

Lo sguardo innocente e visionario è quello degli adolescenti, protagonisti del film.  Con la morte del padre, la vita di Fanny e Alexander subisce un brusco cambiamento, dal colore vivace (con fotografia calda) si passa alla rigidità ed al grigio della nuova famiglia, a casa del patrigno, un vescovo. Alexander non ha più il teatrino di marionette che dava libero sfogo alla sua fantasia, così trae spunto dalle vicende del mondo reale e dalla vita nella canonica, in cui è avvenuto un fatto tragico poco prima del loro arrivo e di cui Alexander dà la sua libera interpretazione. La fantasia e la realtà si confondono scatenando le ire apparentemente ingiustificate del patrigno. Il tema del film viene annunciato fin dalle prime immagini, le recita il padre di Alexander, poco prima di morire: “L'unico talento che io ho è quello di amare quel piccolo mondo racchiuso tra le spesse mura di questo edificio e soprattutto mi piacciono le persone che abitano qui, in questo piccolo mondo. Fuori di qui c'è il mondo grande e qualche volta capita che il mondo piccolo riesca a rispecchiare il mondo grande tanto da farcelo capire un po' meglio. In ogni modo riusciamo a dare a tutti quelli che vengono qui la possibilità, per qualche minuto, per qualche secondo, di dimenticare il duro mondo che è la fuori. Il nostro teatro è un piccolo spazio fatto di disciplina, di coscienza, di ordine e di amore”.


L'apologia dell'arte vista come universo riprende temi pirandelliani, cari a Bergman,  con la stessa sintesi della maschera-persona, più volte citata.
 “Tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile. Il tempo e lo spazio non esistono. Su una base insignificante di realtà, l'immaginazione  fila e tesse nuovi disegni". Con le frasi iniziali tratte da “Il sogno” di August Strindberg, lette dalla nonna (Gunn Wallgren) al nipotino Alexander (Bertil Guve), si chiude un film ritenuto dalla critica uno dei massimi capolavori di ogni tempo. Un film dalla infinita maestria registica, figurativa e di sceneggiatura. Una testimonianza di amore per l’arte cinematografica, che chiude il percorso cinematografico di un maestro di straordinaria completezza.
Chiara Lostaglio