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Segnalazione in Primo Piano: Ombrina e le altre concessioni petrolifere in mare partiranno a breve: le Regioni blocchino i progetti


Il rilancio petrolifero italiano è avvenuto con la chiara corresponsabilità degli ultimi Governi nazionali: dalle definizioni lanciate dall’esecutivo Monti (vedi Strategia Energetica Nazionale), fino alle accelerazioni recenti impresse dalla coalizione governativa condotta da Matteo Renzi, tutti sensibili e profondamente attenti agli interessi delle lobbies petrolifere, nella inerzia – salve le recenti impugnative su Sblocca Italia

e Disciplinare Tipo della Regione Abruzzo e di poche altre che potrebbero seguirla – delle istituzioni prossime ai territori, che hanno evidenziato tutta la loro incapacità e inadeguatezza rispetto alla gravità della situazione. Su “Ombrina mare” Rockhopper Exploration e i suoi sponsali non guardano in faccia a nessuno. Tirano dritto senza curarsi dei 30 mila di Pescara e dei 60 mila di Lanciano, di un popolo che non vuole scalpelli, fanghi di perforazione e impianti petroliferi né in mare né in terra: entro fine anno Ombrina potrebbe essere realtà! Il decreto del ministero dello sviluppo economico del 4 maggio 2015, pubblicato sul BUIG del 31 maggio scorso (Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse) a pagina 22, ha il sapore di un sonoro ceffone preso in pieno viso proprio dalla politica politicante: mentre, infatti, in Abruzzo a Roma fioccavano conferenze stampa contro lo “Sblocca Italia”, la Medoilgas Italia S.p.A. chiedeva al Ministero dello Sviluppo economico la conversione del permesso di ricerca “Ombrina mare” nel nuovo “titolo concessorio unico”; e questo accadeva il 23 settembre 2014, appena 11 giorni dopo la pubblicazione del decreto “Sblocca Italia”! Questo comporterà che il procedimento attualmente in corso arriverà rapidamente a conclusione. Come spiegare, poi, il ritardo nella pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale su Ombrina mare? Sembra quasi che si voglia impedire che si leggano le carte prima che i giochi siano definitivamente conclusi e che si possa agire in sede giurisdizionale ed evitare che magari si chieda al TAR la sospensiva del provvedimento, nella speranza che nel frattempo sopraggiunga il definitivo “titolo concessorio unico”. Adesso non c'è davvero più tempo da perdere. La casa brucia. I “parlamentari abruzzesi” la smettano di tergiversare giocando alla politica e chiedano subito al Governo un decreto che blocchi Ombrina. Subito! La Regione continui sì sulla linea di opposizione alla politica energetica del Governo nazionale, ma promuova, al tempo stesso e con ferma decisione, un intervento legislativo che vieti Ombrina. Altrettanto facciano le altre Regioni direttamente interessate da progetti petroliferi analoghi. La strada delle leggi regionali, il cui carattere è squisitamente “politico”, servirà per tenere impegnato il Governo – che ne chiederà ovviamente l’impugnazione dinanzi alla Corte costituzionale – e per guadagnare tempo prezioso. Occorre che nel frattempo la Regione Abruzzo si coordini subito con altre Regioni perché siano varate altrettante leggi regionali che blocchino tutti i progetti petroliferi “resuscitati” dal decreto sviluppo del 2012 affinché vi sia possibilità, nel frattempo, di deliberare e una richiesta di referendum abrogativo dell’art. 35 di quel decreto. La soluzione del referendum abrogativo è soluzione praticabile ed auspicabile. Non c’è davvero più tempo. È necessaria, ora, un’azione immediata, unitaria e condivisa che scongiuri definitivamente il progetto Rockhopper e tutti gli altri che verranno realizzati in mare.

 Coordinamento Nazionale No Triv

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