L'Opinione di Marco Lomabrdi: La patrimoniale c'è, ma non si vede

Sembra ormai chiaro, o almeno così dicono. Il recente fallimento, anzi salvataggio, di quattro istituti bancari italiani, non è imputabile né alle ruberie dei relativi vertici societari, né all'incompetenza e rapacità di dirigenti e funzionari, né agli allarmismi della BCE. La causa sarebbe un'altra, vale a dire l'alto numero di sofferenze bancarie dovute alla crisi che dal duemilanove colpisce l'economia mondiale.
Imprese e famiglie non sono riuscite a saldare debiti contratti quando la loro capacità reddituale era in buona salute e la cosa non poteva essere prevista dai banchieri in buona fede. Non c'è dolo e non c'è colpa. E' la dura legge del capitalismo e sfortunato chi la subisce. Si è discusso molto su come rimediare a questa crisi e in molti hanno chiesto ai governi, compreso il nostro, di spostare la tassazione dal reddito ai patrimoni, ridistribuendo la ricchezza così raccolta ai soggetti più a rischio. Non lo si è fatto, perché tassare i patrimoni è una cosa ingiusta, brutta. Bene, ma lo si vada a dire ai centinaia di azionisti e obbligazionisti delle banche fallite, pardon salvate, che dall'oggi al domani si sono visti calare sul collo la mannaia di una tassa patrimoniale di fatto dall'aliquota unica del cento per cento. Chiedete loro se avrebbero preferito pagare un tributo vero, sancito per legge, che colpisse tutti in proporzione alla ricchezza, con aliquote tra l'uno e il due per cento, favorendo la ripresa e con essa la solvibilità dei clienti finanziati dalle banche. Certo, col senno di poi avrebbero accettato, ma prima? No, non lo avrebbero fatto e proprio a questo servono i governi, proprio per questo le leggi in materia tributaria non possono essere soggette a referendum popolare. C'è chi è pagato per prendere simili decisioni. Viviamo in un sistema di ipocrisia diffusa, dove i grandi capitali impongono un regime fiscale di finta libertà, che si traduce in un mostro la cui fame viene placata periodicamente offrendovi i patrimoni del ceto medio-basso. Perché chi perde i risparmi, la casa, l'azienda, li sacrifica alla tirannide finanziaria che si cela dietro alla maschera splendente e benevola del liberismo.