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L'Opinione di Marco Lombardi: Ridisegnare il negazionismo



In queste ore gira la notizia che in commissione al Senato sarebbe stata reinserita la parola "pubblicamente" in un fantomatico "ddl negazionismo". Un cittadino normale che si imbatta in questo titolo rimane certo un poco basito. Negare cosa? Ma soprattutto, perché lo Stato dovrebbe intromettersi se qualcuno neghi alcunché in privato, al riparo da occhi e orecchi indiscreti?

Domande legittime, cui la così detta informazione dovrebbe dare una risposta preventiva, sempre che il suddetto cittadino abbia la beata voglia di ascoltarla.

Innanzitutto il provvedimento in esame non ha in oggetto una negazione, ma al contrario una affermazione precisa: eliminare tutte le forme di discriminazione razziale. La fecero le Nazioni Unite nel lontano 1966 e l'Italia la ratificò nel 1975, modificandone più volte nel tempo l'impianto sanzionatorio, l'ultima nel 2006, ma sempre senza attenuarne le fattispecie di reato che, va da sè, sono finalizzate alla discriminazione razziale. Ecco, siccome viviamo in una società che ormai ha risolto ogni conflitto legato a ragioni di razza, colore della pelle, religione, origine nazionale o etnica - diamine è sotto gli occhi di tutti! -, ecco che il Parlamento ha deciso di andare infine in controtendenza. Veniamo quindi al "pubblicamente", termine di per sé innocente, se non collocato come è stato fatto, tra le parole "istiga" e quelle "a commettere atti di discriminazione, violenza, provocazione alla violenza". Ciò significa che, a meno di non incappare in novelli hitler che declamino in pubblica piazza alla soluzione finale, sarà molto, molto più difficile per l'autorità giudiziaria punire i mandanti di azioni violente per odio razziale o religioso.
Questa semplice precisazione forse lascerebbe comunque indifferenti molti italiani, o forse no: basterebbe fargli notare che, in una società globale e multiculturale, prima o poi potrebbero trovarsi anche loro dalla parte dei discriminati.



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