Evasion, giornale del libero pensiero 2 Settembre 2016



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Botswana ha più elefanti di qualsiasi altro paese africano: per la precisione ne conta 130.451. Sono questi i dati raccolti e pubblicati nell'ultimo rapporto stilato dal Great Elephant Census.


Nonostante la perizia nel censire ogni singolo animale, i ricercatori hanno ipotizzato che centinaia di elefanti - da quando il report è stato pubblicato a oggi - siano rimasti vittime di trafficanti e bracconieri. 

Tra tutti i paesi del continente africano, gli studiosi hanno individuato il Botswana come l'ultimo rifugio disponibile dove questi animali possono vivere e riprodursi, senza incorrere in pericoli mortali rappresentati in prevalenza da bracconieri assettati d'avorio.

Le ricerche sono durate due anni e mezzo e hanno portato gli autori del report a viaggiare in 18 paesi dell'Africa e a percorrere in volo mezzo milione di chilometri. Ma il quadro delineato non è certamente positivo. 

Negli ultimi sette anni, il 30 per cento degli elefanti africani della savana sono scomparsi. E se questo ritmo non si ridimensionerà, nei prossimi nove anni il loro numero si ridurrà di circa la metà. 

Lo sforzo compiuto dai ricercatori nel mettere a punto queste indagini è stato supportato da un finanziamento pari a 7 milioni di dollari stanziato dal co-fondatore del colosso informatico Microsoft, Paul Allen. 

I paesi dell'Africa colpiti maggiormente dal fenomeno del bracconaggio sono: la Tanzania, il Mozambico, l'Angola e il Camerun. "Dal 2007 a oggi l'Africa ha perso 144mila elefanti. La loro morte è da collegarsi principalmente al fenomeno del bracconaggio e al commercio illegale dell'avorio. Ogni anno perdiamo circa 30mila elefanti", ha spiegato il dottor Mike Chase, membro del gruppo Elefanti Senza Frontiere in Botswana e uno degli autori dell'indagine. 

L'indagine è stata condotta principalmente sorvolando le vaste aree dei 18 paesi africani. Gli animali sono stati censiti in prevalenza dall'alto. "Su ogni lato del velivolo che adoperiamo vengono fissate delle fotocamere, in modo che quando voliamo a bassa quota quest'ultima scatti a ripetizione diverse foto. Una volta raccolte, queste immagini vengono controllate più volte e confrontate fra loro al fine di verificare che non vi siano anomalie e discrepanze sul numero di elefanti ripresi". 

L'area di studio viene suddivisa in sezioni e l'aereo vola avanti e indietro, a più riprese, girando senza sosta affinché nulla venga perso. "La metodologia seguita è molto rigida ed è stata perfezionata grazie alla collaborazione con un gruppo di esperti di indagini aeree. I numeri vengono poi estrapolati in maniera scientifica", ha spiegato una delle ricercatrici impegnate nel progetto. 

Attraverso delle formule statistiche si giunge poi al numero complessivo di elefanti ripresi nell'area di riferimento. Nel conteggio non rientrano solo gli animali vivi, bensì anche quelli uccisi e le carcasse rinvenute in diversi punti.