Evasion, giornale del libero pensiero 25 Agosto 2016

Un ragazzino in bici vicino a furgone che trasporta aiuti umanitari in un’area controllata dai ribelli di Harasta, a nordest di Damasco, in Siria. (Amer Almohibany, Afp) 
Pinuccio
tutti vogliamo un pubblico. 

la giornalista con la foto da copertina, il fidanzato "attore" di una onorevole, la vegana impazzita, la modella mezza nuda, battutisti che a due minuti dalla tragedia si sono sfogati con frasi non proprio divertenti e le solite frecciate politiche con i corpi ancora da cercare. Questa volta durante il post terremoto abbiamo visto di tutto. Gente che per un "mi piace" ha riportato l'uomo molto sotto la soglia della scimmia. Non so se sperare che tutto questo è stato fatto per far parlare di sé, e la cosa comunque non mi conforta, o viene fatto perchè davvero credono in quello che pubblicano, quindi c'è una buona fede di un Q. I. non molto elevato. La rete per fortuna non è solo questo è anche solidarietà e catene che hanno portato informazioni utili. Fermiamoci però a riflettere (me compreso sia chiaro) a quante volte usiamo la tastiera in modo superficiale e quanto schifo o quanta "volgarità" (Volgarità intesa come atteggiamento poco rispettoso) esprimiamo in momenti in cui bisognerebbe contare fino a 1000 prima di dire qualcosa. Ma ormai la visibilità ha dato alla testa, si scrive per un pubblico non per esprimere un pensiero. Ma quando si vedono gli altri come "il tuo pubblico", virtuale poi, vuol dire che non hai nulla da dire ed è come se il tuo pensiero non esiste. In rete molti esistono ma in realtà non esistono e prima o poi la realtà chiederà il conto.
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