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Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: seminario con SORRENTINO a Maratea


E' persona semplice Paolo Sorrentino, lo incontriamo durante le Giornate del Cinema di Maratea, durante le quali ha tenuto una masterclass con giovani e critici di cinema, nella incantevole cornice del Santavenere. Risponde con grande umiltà, discute di cinema, del suo presente e del suo passato. In futuro anche riprese per un film in Basilicata, perché no.
Non risparmia battute anche un po' pungenti se viene interrotto da chi è al telefono e magari ne disturba il suo articolato pensiero, fatto di elementi semplici.



Esprime una eleganza espressiva, condita da un gradevole accento partenopeo. E' proprio la sua napoletanità espressa con sguardo moderno, sebbene retaggio di una tradizione che fa della città ai piedi del Vesuvio la città più difficile quanto più stravolta del nostro tempo. Gli appartiene nel profondo, come nei suoi film: persino nella "Grande bellezza" (che in queste Giornate marateote si proietta nella versione integrale) c'è la sua Napoli, sebbene sia Roma la protagonista. Sceglie i suoi attori per una sorta di empatia, costruisce le storie su di loro, Sean Penn ad esempio, così carico nel suo personaggio. O Servillo in molti dei suoi film. Gli chiediamo se ne "Le conseguenze dell'amore" (il capolavoro), il lavaggio del sangue del protagonista sia una metafora o un auspicio sul "ripulire dalla nefandezze questo mondo"; lui risponde che ogni scena può essere letta come una metafora, lui fa un'opera che ogni spettatore rielabora secondo la propria storia, il proprio vissuto, la propria cultura. E poi, il montaggio, il taglio del girato quanto è doloroso in sede definitiva? - "Non c'è dolore" dice. Il tempo lascia che l'opera completa venga sedimentata da sé, lascia intendere. Parla per quasi due ore, poi fa foto con quanti glielo chiedano. Discute e lascia emergere quanto il cinema sia importante: "Per chi non sa fare altro nella vita" (come lui dice)... Ma per chi crede (come noi) che sia il cinema la vita stessa, chi lo esprime a tal livello come Sorrentino (che ama e si forma con le opere di Lumet e Fellini come di Scorsese) rimane di diritto nella secolare storia di questa arte. E l'Oscar, il suo, è solo un suggello dovuto. 

 Armando Lostaglio