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Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: La poetessa di San Fele Assunta Finiguerra ricordata su pagine nazionali


Fa un certo effetto e una bella emozione leggere di una personalità con cui si è  condiviso l’amore per la poesia e la cultura del territorio: Assunta Finiguerra (San Fele 1946), poetessa aspra e dolce ad un tempo, è scomparsa dopo dolorosa malattia il 2 settembre del 2009. Ma la critica letteraria, a partire dal critico e poeta Franco Loi, continua a tenerla in viva considerazione. E così domenica 28 agosto scorso, sulle pagine coltissime dell’inserto domenicale del Sole 24 ore, nella consueta rubrica di letteratura condotta da Paolo Febbraro, una intera colonna è dedicata all’autrice di San Fele, con una profonda critica della poesia in lingua sanfelese dedicata alla Luna, tratta dallo struggente “Tatemije” (Padre mio), pubblicato postumo, come il recente “Fanfarije” e “U vizzije a morte” (raccolta 1997-2009) edito da Confine 2016.


In occasione della sua scomparsa, avevamo pubblicato queste righe di affetto e di riconoscenza:   
La poetessa Assunta Finiguerra è nota negli ambienti letterari, a partire dal gruppo dei poeti La Vallisa di Bari, di cui facevamo parte, fin dai suoi esordi poetici. Il mondo letterario lucano ha così perduto con Assunta una figura di elevata valenza, una voce eretica quasi, e di immensa spontaneità linguistica, sanguigna e forte come la sua terra, l’Appennino lucano che sovrasta la sua dimora. E dal suo paese, la poesia di Assunta ha irradiato di nuova luce, verace e aspra, il panorama letterario italiano. Lo scrittore e critico Franco Loi scrisse un’appassionata recensione delle poesie di Assunta, pubblicata sulle pagine culturali del Sole 24 ore alcuni anni fa. Al senso del sacrificio, al dolore (che ha accompagnato una parte della sua vita) è dedicata una consistente porzione della sua produzione poetica. “Se avrò il coraggio del sole” (1995), “Puozze arrabbià” (1999, la Vallisa) “Rescidde” (Zone, 2001), “Solije” (2003), contengono  versi autentici, immensi: è per questo che Assunta fa parte dell’antologia Nuovi Poeti Italiani a cura di Franco Loi (edito da Einaudi).
Assunta ci lascia la sua grande energia fortemente radicata ad una visione antropologica della comunità lucana. Un suo ultimo lavoro che rilegge Pinocchio in lingua sanfelese (Tunnicchje”), forse racchiude più di ogni altro la forza e l’inquietudine della poetessa che cerca di uscire dai margini entro i quali una tradizione stantia tende a relegare gli impulsi culturali ed innovativi. Da “Puozze arrabbià” allo “Scricciolo” si racchiude, nel contempo, il meglio della sua visione poetica che fa della lingua madre lo strumento vitale per trasmettere i contenuti più profondi  e reconditi con maggior efficacia.
Ora la Lucania non ha più Assunta, ma conserva intatta la sua miracolosa poesia, drammatica e innocente per la sua radice popolare. Di quella che sarebbe piaciuta a Pier Paolo Pasolini. Al fianco della poetessa un intellettuale di antico lignaggio, Saul suo marito, che ci confidava di lei “è la mia luce…”.                                                                             Di Assunta si ricorderà sempre quella sua inquietudine, malcelata e istintiva, degna di una figura che lascia un segno (davvero) indelebile nella cultura non soltanto lucana.