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Emozioni di Gianni Donaudi: IN MEMORIA DI LIBERESO GUGLIELMI - di Mario Castellano -


IN MEMORIA DI LIBERESO GUGLIELMI

Quando si compone un necrologio, si dice che si scrive in memoria del morto.

Nel caso di LIBERESO GUGLIELMI, questa espressione assume un valore più generale, dato che il grande giardiniere, allievo e continuatore dell' opera di MARIO CALVINO, si porta dietro- con la sua dipartita- precisamente la memoria diretta della storia di Sanremo e di tutta la nostra provincia.

Ora questo ricordo, scomparsi coloro che lo potevano esprimere per il proprio vissuto, rimane soltanto affidato ai documenti ed alle illustrazioni, cosi' come agli storici che li studiano.

Nelle pagine finali de " Il Barone Rampante" , un' opera letteraria in cui si esprime oniricamente il rapporto tra l' Uomo e la Natura, si puo' leggere il rimpianto di chi aveva visto cambiare il nostro panorama, fatto prima di alberi, gli alberi d' olivo coltivati nelle basse valli e piu' in alto quelli selvaggi dei boschi, e poi divenuto apparentamente brullo : agli alberi, infatti, erano subentrati i fiori e i giardini.

ITALO CALVINO raccontava la trasformazione del nostro paesaggio : non era certo la prima, dato che gli oliveti si erano diffusi fino a dare della nostra terra quel colore argenteo, cangiante con il variare della luce nel giorno, che ne era divenuto la nota caratteristica, quando Genova, la dominante, affermava il proprio potere sulla Regione, ne aveva imoposto la monocultura.

La vocazione turistica, da cui erano stati generati i nostri bellissimi giardini, aveva contraddistinto il tempo precedente, contemporaneo e successivo all' Unità d' Italia : non è soltanto l' uomo a cambiare il panorama, lo fanno anche gli Stati e i regimi.

In questa trasformazione, l' antica contesa tra i Liguri e la natura - ricordiamo il " malo assuet ligur" del Poeta latino- aveva conosciuto un nuovo cimento.
Agli olivicoltori erano dunque subentrati i giardinieri e gli ibridadori, che sono in fondo dei giardinieri dediti all' esportazione.

Di questa generazione. di questa gente, MARIO CALVINO, che i suoi compaesani di Sanremo chiamavano " U Professu", il Professore per antonomasia, era stato la guida e il maestro indiscusso, i cui interessi scientifici l' avevano portato sino a Cuba per studiare le piante tropicali da adattare ai nostri giardini, come aveva già fatto- prima di lui - LORD HAMBURY.

Ed a Santiago di Cuba era nato ITALO, che da partigiano avrebbe, appunto, preso il nome di battaglia di " Santiago" .

Si puo' dire che LIBERESO GUGLIELMI, fedele assistente e continuatore dell' opera scientifica di MARIO CALVINO, fosse un altro suo figlio : adottivo, ma cresciuto anch' egli nella grande casa di COSTA DI FRANCIA e nella campagna di SAN GIOVANNI, ricordata ppunto nella Strada di San Giovanni, tra tutte le opere di Italo la piu'm esplicitamente dedicata alle memorie familiari e locali.

Se Mario aveva studiato le piante come scienziato, e se Italo ne aveva scritto come artista, del rapporto con il mondo vegetale, LIBERESO ne aveva fatta una ragion di vita.

Piu' che come giardiniere, egli avrebbe voluto però essere ricordato come un contadino.

Del contadino aveva espresso comunque al massimo grado le dote inventive, essendo l' agricoltore- tra tutti gli uomini- quello più addetto alla missione, assegnata nella Genesi, di trasformare il mondo, continuando l' opera del Creatore.

Altri diranno dei meriti internazionali di LIBERESO GUGLIELMI, di come anche la REGINA D' INGHILTERRA avesse reso omaggio al genio di questo grande sanremese chiamandolo a curare i propri parchi : il giardino all' italiana prevaleva infine, grazie a lui, su quello inglese.

Altri ancora compareranno la sua opera con quella dei grandi architetti di giardini, molti dei quali- come Guglielmi- nostri concittadini : basti ricordare il grande PALLANCA di Bordighera, scomparso prematuramente prima di lui.
Noi vogliamo ricordarlo da una parte come l' ultimo dei CALVINO, della cui famiglia era - come si è detto- un componente d' adozione, e dall' altra parte, per l' indole di uomo schivo ed insieme generoso, come l' ultimo grande contadino di questa parte della Liguria : lo si vedeva ogni anno alla festa di San Giovanni, sulle alture di Sanremo, dove- come ricordava ITALO CALVINO - ancora suonava la Banda Municipale.

Ora anche per lui, è venuta l' ora della definitiva trasfigurazione nel mito .

Mario CASTELLANO ( Imperia )