L'Opinione di Marco Lombardi: Renzi, Zagrebelsky e il mistero della delega in minus

Se il confronto tra Renzi e Zagrebelsky fosse stato trasmesso su RAI UNO o Canale Cinque, non ci sarebbero dubbi sulla vittoria del primo. Esito non così scontato per il pubblico di La7 che, è bene ricordarlo, è più o meno lo stesso che riusciva a sorbirsi le tre ore di Gad Lerner, dove l'emerito costituzionalista era peraltro di casa.
Ma questo Renzi lo sapeva e di fatto, pur lavorando sul corpo a corpo come fa il pugile irruento contro quello più tecnico, ogni tanto ha ceduto alla tentazione di giocare sul terreno dello sfidante, mostrando i limiti della sua laurea in giurisprudenza rispetto all'enorme preparazione di Zagrebelsky.

Passi disquisire sul principio di supremazia, ma nell'escursione intellettuale sul sentiero della delega in minus dei possibili futuri senatori, il Presidente del Consiglio è rovinato clamorosamente. Fortuna sua, un po' meno degli spettatori, che dopo due ore abbondanti di chiacchiere, minus o minions, poca differenza faceva. Risultato finale in termini di spostamenti di voti? Praticamente nessuno. Risultato per gli annali? Un faticoso pareggio tra lo studente smaliziato che la butta sul generico e il professore vecchia maniera irreversibilmente attaccato al proprio ruolo cattedratico e forse mai come stavolta lo scarto tra persone reali e personaggi mediatici è stato risicato.