L'Opinione di Marco Lombardi: Inebetiti di destra: svegliatevi!

Si dice spesso che il populismo sia una conseguenza diretta della crisi della sinistra, anzi delle sinistre internazionali. Il risultato è che i partiti della famiglia socialista e laburista si stanno snaturando, con un'evoluzione verso istanze e valori tipicamente liberal-conservatori che li allontanano ulteriormente dalla loro base.


Al contrario i partiti di destra sembrano inebetiti, incapaci di alcuna reazione di fronte al sorpasso che leader come Trump o Le Pen stanno compiendo sul loro tracciato elettorale. Qui sta il paradosso: che non esistano forze populiste che si affermino a sinistra. C'ha giocato con ironia il comico Maurizio Crozza: “[cazzo!] mai che con il voto di pancia si chieda il salario minimo garantito o la tassazione dei grandi capitali”. Piuttosto che incaponirsi sulle colpe della sinistra, che ci sono, bisognerebbe allora guardare in primo luogo laddove i novelli demagoghi trovano le vere praterie. Non è un caso che negli USA gli altri candidati repubblicani alla presidenza fossero personalità pressoché inconsistenti, vittime annunciate della Clinton. In Francia le primarie della principale forza di destra, l'UMP, hanno visto concorrere esponenti in un modo o nell'altro in passato già superati o nella leadership del partito o nella guida del paese. In Germania la Merkel si ripropone per il quarto mandato, alla guida della CDU. In Italia il solo serio tentativo di una destra moderata, quello di Mario Monti, è durato pochi mesi e siamo tornati ai soliti nomi, elevando a novità uno come Salvini, esponente di una forza che, tranne rari successi locali, staziona tra il tre e il cinque per cento a livello nazionale, insomma non proprio un asso della politica. Nell'epoca del dominio dei mercati è ancora concepibile che la politica possa fare a meno di una destra al passo coi tempi?
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