Schermi Riflessi di armando Lostaglio: Animali e uomini di Michele Libutti


Il libro Animali e uomini - ovvero homo homini homo di Michele Libutti (edito da Nuova Prhomos, copertina di Franco Loriso) è un libro apparentemente leggero, ilare e sarcastico. È soprattutto un testo politico, di quella alta che facendo parlare gli animali (non meno dei classici cartoni animati e delle fantasie di Esopo e Collodi, di Orwell e Rodari) ci lascia riflettere sul presente e sulla storia, in un divenire incerto, affollato da figure meschine.

E poi, personalmente ci leggiamo il film “La storia del cammello che piange” di Falorni e Daava quando l’autore del libro fa intervistare l’asino, che in un sussulto di “umanità”, piange; e piange insieme all’intervistatore. E poi il capolavoro di Ettore Scola “Brutti sporchi e cattivi” quando l’autore lascia intervistare il maiale. 


È pienamente condivisibile quanto scrive in prefazione Deana Summa: _"Homo homini homo" evoca perlopiù l'idea di una reverie dalla inequivocabile filiazione greca e latina (ma vi sono anche suggestioni chiaramente orwelliane) che lascia trasparire ancora una volta la tenace e inossidabile reverentia antiquitatis dell'autore. Chi non ha mai desiderato vivere in un mondo di animali parlanti?” Scorrendo le pagine, le interviste surreali agli animali scorrono con una perizia ed una semplicità che (per chi conosce l'autore, il medico Michele Libutti) non si meraviglia: infatti scrive come parla. Un linguaggio asciutto e credibile, degno di quella letteratura un po' fantastica, un po' puerile, un po' politicamente scorretta che rimanda ai tesori impossibili di Orwell, della politica allo stato puro. 


Coniugare Rodari ed Orwell può infatti apparire operazione audace quanto bizzarra. Ma nel taglio di Michele Libutti non solo si azzarda un riflesso lontano di questi autori, quanto la improbabile coniugazione di mondi filosofici e antropologici che talvolta vengono trascurati persino dalle accademie ufficiali. Libutti, oltre che medico è anche un letterato (con laurea in lettere classiche). L'onda di medici scrittori proviene da lontano, da Cronin e tocca Carlo Levi e più vicino Alberoni. Il suo testo ci richiama anche il cinema che vede negli animali la proiezione dei vizi dell'uomo, esaltando di essi le virtù. Dario Argento e Cronemberg decantano l’horror della mosca; El Topo di Jodorowski (che in spagnolo significa la talpa) sporge l’ancetrale visionarietà di chi scava nel profondo alla ricerca di verità, con rifrazioni bibliche. I volatili, ben rappresentati nella intervista del libro di Libutti alla tortora, riflettono la poesia carducciana e l’Elogio degli uccelli di Leopardi. Sono osservatori sui fili alti dei nostri mondi, meno arrabbiati degli uccelli di hitchcokiana memoria. Insomma un’arca ben impaginata, di buoni e cattivi pensieri che il mondo animale sa mettere in luce. Scrive Massimo Recalcati, psicanalista: per sentirci liberi sogniamo una vita animale. Mentre Cicerone (De Officiis) ricorda: “Anzitutto, la natura ha dato ad ogni essere vivente l'istinto di conservare se stesso nella vita e nel corpo, schivando tutto ciò che può recargli danno e cercando ansiosamente tutto ciò che serve a sostentare la vita, come il cibo, il ricovero .… Ma tra l'uomo e la bestia c'è soprattutto questa gran differenza, che la bestia, solo in quanto è stimolata dal senso conforma le sue attitudini a ciò che le è presente nello spazio e nel tempo, poco o nulla ricordando del passato e presentando del futuro; mentre l'uomo, in quanto è partecipe della ragione (in virtù di questa egli scorge le conseguenze, vede le cause efficienti, non ignora le occasionali, e, oso dire, gli antecedenti, confronta tra loro i casi simili, e alle cose presenti collega strettamente le future), l'uomo, dico, vede facilmente tutto il corso della vita e prepara in tempo le cose necessarie a ben condurla.” Il libro di Libutti (il suo tredicesimo) mette in moto, con schiettezza e visionarietà, concetti apparentemente scontati, che sanno parlare alla razione interiore di ciascuno di noi, lungi dalle appartenenze di parte, con l’istinto di ragionare anche per coloro che non hanno parola. Perché, Credetemi, anch’essi hanno un’anima, / sono esseri umani. / Solo che hanno il pelo lungo / e non sanno parlare; /sono uomini di un tempo remoto… Lo scriveva il poeta greco Kazantzakis. 

 Armando Lostaglio


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