L'Opinione di Marco Lombardi: A cianare di povertà


Come ogni anno, anche quest'inverno, a Davos, i mega ricchi del mondo si ritrovano per cianare sulle condizioni dell'economia globale, tra una tartina al caviale e l'aperitivo col Magnum. Il tema della presente edizione è tutt'altro che originale e cioè che l'un per cento della popolazione mondiale detenga una ricchezza pari a quella del restante novantanove; noi italiani al confronto siamo il bengodi dell'uguaglianza, con un rapporto di venti a settanta, ma l'impegno per raggiungere il trend internazionale c'è tutto.

Farebbe anche sorridere che siano proprio gli esponenti del suddetto un per cento a voler trovare una soluzione a questo stato di disuguaglianza, ispirati da una insolita magia francescana delle alpi svizzere imbiancate. Peccato che non c'è proprio niente da ridere e lo sa bene anche chi si spremerà le meningi a Davos, visto che sono le stesse persone che spesso nei rispettivi paesi sostengono la costruzione di quei muri che, come ha ricordato Saviano, un tempo venivano eretti per dividere il comunismo dal capitalismo e oggi servono solo a separare i ricchi dai poveri. Come dire, non solo mi rendo protagonista della tua povertà, ma ti obbligo anche a morirci dentro. Al di là della realpolitik, si capirà che, smessi gli anelli al naso e preso in mano qualche libro, c'è chi dall'altra parte comincia ad innervosirsi, ma non è certo per questo che i fiocchi non cadranno tra i monti ginevrini. O almeno non ancora.
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