L'Opinione di Marco Lombardi: Il paese ad invocazione maggioritaria


L'utopia che fu di Mario Segni e di altri intellettuali, di importare in Italia il modello maggioritario, viene ciclicamente levata sugli scudi per poi essere sbattuta nella polvere. Negli ultimi venticinque anni in molti si sono dichiarati almeno una volta maggioritari, nel segno del decisionismo, della trasparenza, della responsabilità.

Quando però si è trattato di tradurre i propositi in fatti, o si è fallito, o si è spacciata gazzosa per prosecco. Siamo il paese a invocazione maggioritaria, che poi cede alla vocazione delle improbabili intese e questo è avvenuto con tutti i leader succeduti nel tempo, da Prodi, a Berlusconi, finendo con la breve esperienza di Renzi. Nei casi migliori abbiamo visto programmi frutto di scelta maggioritaria, dove si optava per il bianco o per il nero, sostenuti da coalizioni di stampo proporzionale. Nei peggiori, alleanze improbabili sono naufragate sotto il peso di programmi di fattezze altresì enciclopediche, per tenere dentro tutti, ma proprio tutti. Siamo così, siamo proprio fatti così e capisci forse che l'utopia maggioritaria è solo una gran fregatura, che permette al più forte di turno di tenere fuori dai giochi, che si misurano concretamente in leggi e risorse, tutti gli altri, senza altra motivazione che non sia il bieco tornaconto di bottega. L'Italia è bella perché è varia, una varietà che va tenuta dentro, coltivata, fatta sbocciare, anche se questo significa dar credito a mille rivoli e correnti. Ciò che servirebbe e che proprio nessuno fino ad oggi è riuscito ad affermare è il senso di responsabilità, che significa non sprecare, tenere i conti in ordine, non scaricare sulle generazioni future l'egoismo del presente. Tutto questo non lo porta né la cultura maggioritaria, né la proporzionale, ma più semplicemente un sano e per quanto possibile diffuso senso di responsabilità civica. 

 Marco Lombardi