L'Opinione di Marco Lombardi: Il ricco e i poveri


Quando si sente persone molto benestanti parlare in prima persona dei problemi della povera gente, esprimersi cioè sulla base della propria agiata esistenza, viene in mente l'aneddoto di Maria Antonietta e del popolo affamato. E' capitato anche l'altra sera, quando su LA 7 Fabrizio Rondolino ha difeso il precariato giovanile quale valore positivo che egli stesso insegnerebbe alle figlie nel loro percorso di responsabilizzazione*.

Chissà che lavoro facciano, se lavorano, le figlie di Fabrizio Rondolino e Simona Ercolani, due genitori che assieme cumulano probabilmente un reddito pari a quello di dieci famiglie medie, ma è verosimile che il loro vivere di lavori precari sia un po' più agevole e interessante di uno dei normali lavori a termine, a chiamata, a partita IVA, intermittente o a cottimo - sì, è tornato di moda anche il lavoro a cottimo, da queste parti. Insomma è un po' come se l'eclettico Rondolino, per il fatto di essersi costruito una piccola magione in mezzo al deserto del Nevada, dove trascorrere con la famiglia i propri break dal logorio della vita moderna, asserisse, chessò, di aver provato su di sé i drammi del popolo di Israele in fuga dall'Egitto.