L'Opinione di Marco Lombardi: Per Procura


Con un servizio dai contenuti impressionanti, Presa Diretta (Rai Tre) ci ha raccontato la Roma, ormai nota, in mano alla criminalità organizzata. Il Commissario del Comune di Ostia il quale, disarmato, ammette una pax mafiosa finalizzata solo a far passare la gestione prefettizia, per ricominciare peggio di prima alle prossime elezioni politiche, è il segno che la parte sana del paese combatte una guerra contro un avversario, l'illegalità, troppo forte, troppo radicato e troppo coriaceo per essere battuto.

Che sia uno scontro impari, quello tra onesti e delinquenti, lo dimostra la recente evoluzione di uno dei filoni di inchiesta di Mafia Capitale. Centotredici archiviazioni su centotrenta indagati. Non è la vittoria del garantismo, ma la sconfitta della legge. Abbiamo assistito alla violenza di quelle intercettazioni, di quelle immagini e il non essere riusciti a tradurre tali indizi in prove è incredibile. Non è pensabile che tutto si riduca ad assurde teorie di magistrati visionari, sostenuti da un'abile narrazione giornalistica e drammaturgica. Come non ricordare allora il Buzzi che, al primo interrogatorio, minaccia che la sua confessione avrebbe squarciato la politica e le principali istituzioni dello Stato? Come non vedere il nesso con i dossier che Carminati trafugò dal caveau della Banca di Roma? Come non dar peso a chi, in questi mesi, ha denunciato il clima di omertà e di minaccia calato attorno agli attori dell'inchiesta? L'Italia delle grandi inchieste, nata con Tangentopoli, è divenuta l'Italia delle grandi sviste, delle poche Procure che conducono in porto le loro inchieste (Milano, Torino, Caltanissetta) e delle tante dove i capi di imputazione cadono, i fascicoli si impolverano, le carte spariscono. Si ha insomma l'impressione che da noi ci siano indagati di serie A, che riescono a trasferirsi sotto la competenza di tribunali più benevoli, contrapposti agli indagati di serie B, per i quali la legge si applica ovunque allo stesso modo. Ormai la legittima suspicione non è più un diritto del presunto innocente, ma il dovere inderogabile di chi si sforzi di agire nella legalità in un paese votato alla corruzione.