Evasion, giornale del libero pensiero 4 Marzo 2017


I senzatetto del Papa che credono in Dio

Esplora il significato del termine: Piazza San Pietro non si svuota mai, neppure di notte. C’è sempre qualche anima che si aggira nell’ombra lunga di luci d’oro giallo. Come il prete che scatta un selfie rivolgendo le spalle alla basilica, ad esempio. È appoggiato alla recinzione che separa le sedie disposte in lunghe file in vista della prossima udienza. Controlla che la foto non sia sfocata. Del resto l’illuminazione notturna è scarsa e non permette niente di meglio. Intanto un gruppo di militari in congedo passeggia poco più in là. «Signora, come le vuole le scarpe? Invernali o primaverili?». A chiederlo è un volontario senza divisa. È gentile, educato. Parla con un tono leggermente più alto del necessario. Come se volesse compensare la presunta sordità dell’anziana donna che, riparandosi dal vento dietro a un ombrello poggiato per terra e senza neppure un dente nella bocca, risponde senza farlo attendere con determinata gratitudine. «Da primavera, da primavera…». Lo ripete due volte, come per farsi capire bene. A quelle scarpe ci tiene. 



Anzi, ne ha bisogno. Così come quell’uomo assai più giovane, poco più in là, ha bisogno di un paio di pantaloni che possano definitivamente congedare i logori e sudici calzoni della tuta che ha indosso. Siamo in piazza Pio XII. Sullo sfondo, la luce più brillante è quella della fontana antica del Bernini. Sono da poco passate le ventidue e tutt’attorno ci sono decine di senzatetto. Facendo un giro della piazza, nonostante l’ora non sia poi così tarda, si contano almeno una cinquantina di persone. 



Qualcuno dorme a ridosso delle mura della galleria di San Pietro, qualche altro sotto il loggione. Pochi metri più in là risiede il Papa, che ha fato realizzare le docce sotto il possente colonnato del Bernini e che, nel periodo più freddo, ha permesso l’apertura dei dormitori offrendo le auto dell’Elemosineria apostolica per coloro che non volevano lasciare i loro ritrovi. Nonostante questo, qualcuno si continuerebbe a domandare: dov’è Dio? «Dio è qua con noi, non se n’è mai andato» ci risponde una donna polacca senza fissa dimora. Difficile dire quanti anni abbia. Probabilmente è sulla cinquantina, i denti sono in buona salute e la fede le fa luccicare quegli occhi azzurri anche di notte. «Dio non è stupido, sa riconoscere le opere di misericordia. Riesce a vedere nei cuori. E se si è capaci di ascoltarlo, lui ci regala enormi abbracci». Ci tiene a precisare che la sua casa non è la strada. «No, la mia casa è questa chiesa». E con il dito indica la facciata di Santa Maria in Traspontina. «Vorrei perfino diventare suora. Lei non sa quante persone vedo entrare qua dentro. C’è chi prega, chi fa una foto. Ma sembra che non sappiano cos’è davvero la spiritualità». Un sacerdote le porge una moneta prima di attraversare via della Conciliazione. Lui non dice nulla, lei nemmeno. Ci guarda e sorride complice. «Forse stasera dormirò su un letto vero». Silenzio. «Che bella giacca», ci dice. Seguono la buonanotte e una stretta di mano. E per fortuna è una serata primaverile. Proprio come le scarpe che mercoledì prossimo i volontari regaleranno alla signora con l’ombrello. @CorriereSociale Piazza San Pietro non si svuota mai, neppure di notte. C’è sempre qualche anima che si aggira nell’ombra lunga di luci d’oro giallo. Come il prete che scatta un selfie rivolgendo le spalle alla basilica, ad esempio. È appoggiato alla recinzione che separa le sedie disposte in lunghe file in vista della prossima udienza. Controlla che la foto non sia sfocata. Del resto l’illuminazione notturna è scarsa e non permette niente di meglio. Intanto un gruppo di militari in congedo passeggia poco più in là. «Signora, come le vuole le scarpe? Invernali o primaverili?». A chiederlo è un volontario senza divisa. È gentile, educato. Parla con un tono leggermente più alto del necessario. Come se volesse compensare la presunta sordità dell’anziana donna che, riparandosi dal vento dietro a un ombrello poggiato per terra e senza neppure un dente nella bocca, risponde senza farlo attendere con determinata gratitudine. «Da primavera, da primavera…». Lo ripete due volte, come per farsi capire bene. A quelle scarpe ci tiene. Anzi, ne ha bisogno. Così come quell’uomo assai più giovane, poco più in là, ha bisogno di un paio di pantaloni che possano definitivamente congedare i logori e sudici calzoni della tuta che ha indosso. senzatetto_sanpietro_01-624x468Siamo in piazza Pio XII. Sullo sfondo, la luce più brillante è quella della fontana antica del Bernini. Sono da poco passate le ventidue e tutt’attorno ci sono decine di senzatetto. Facendo un giro della piazza, nonostante l’ora non sia poi così tarda, si contano almeno una cinquantina di persone. Qualcuno dorme a ridosso delle mura della galleria di San Pietro, qualche altro sotto il loggione. Pochi metri più in là risiede il Papa, che ha fato realizzare le docce sotto il possente colonnato del Bernini e che, nel periodo più freddo, ha permesso l’apertura dei dormitori offrendo le auto dell’Elemosineria apostolica per coloro che non volevano lasciare i loro ritrovi. Nonostante questo, qualcuno si continuerebbe a domandare: dov’è Dio? «Dio è qua con noi, non se n’è mai andato» ci risponde una donna polacca senza fissa dimora. Difficile dire quanti anni abbia. Probabilmente è sulla cinquantina, i denti sono in buona salute e la fede le fa luccicare quegli occhi azzurri anche di notte. «Dio non è stupido, sa riconoscere le opere di misericordia. Riesce a vedere nei cuori. E se si è capaci di ascoltarlo, lui ci regala enormi abbracci». Ci tiene a precisare che la sua casa non è la strada. «No, la mia casa è questa chiesa». senzatetto_sanpietro_03-500x375E con il dito indica la facciata di Santa Maria in Traspontina. «Vorrei perfino diventare suora. Lei non sa quante persone vedo entrare qua dentro. C’è chi prega, chi fa una foto. Ma sembra che non sappiano cos’è davvero la spiritualità». Un sacerdote le porge una moneta prima di attraversare via della Conciliazione. Lui non dice nulla, lei nemmeno. Ci guarda e sorride complice. «Forse stasera dormirò su un letto vero». Silenzio. «Che bella giacca», ci dice. Seguono la buonanotte e una stretta di mano. E per fortuna è una serata primaverile. Proprio come le scarpe che mercoledì prossimo i volontari regaleranno alla signora con l’ombrello. 

fonte Corriere della sera
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