L'Opinione di Marco Lombardi: La madre di tutte le stronzate


Finalmente gli USA l'hanno evacuata, nel figurato senso anatomico del termine. Hanno cioè sganciato sull'Afghanistan la GBU-43/b, meglio nota come MOAB, acronimo americano per “madre di tutte le bombe”, la più potente arma non atomica del loro arsenale. Deve essere stato bel sollievo, visto che ce l'avevano in pancia dal 2003 e stiamo parlando di un coso lungo circa dieci metri e pesante oltre nove tonnellate, una pepita esplosiva del valore di 16 milioni di dollari.

La chiamano arma convenzionale, perché dopo la boiata delle bombe “garantite intelligenti”, come canta Samuele Bersani, ecco la stronzata delle bombe convenzionali, quelle usate dai buoni in quanto, a prescindere dal potenziale distruttivo, hanno la creanza di non usare gas tossici né plutonio, appannaggio dei cattivi. Chissà perché il termine "madre di tutte le bombe", mi richiama alla mente la mitica Luisona, vera protagonista del Bar Sport di Stefano Benni. La “decana di tutte le paste”, bianca e nera e “con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva”, in bacheca dal 1959. Se ingerita dallo sventurato ignaro avventore, Luisona buca l'esofago, arriva dritta al fegato, che terrorizzato si scansa, percorrendo intera l'intestino da cui, dopo pochi secondi, cade a terra ancora intatta. Peccato che le cronache di guerra non siano opera della penna di un narratore umorista, ma la dura e peraltro edulcorata realtà di una vera storia di morte. GBU-43/B, ancor meglio nota come “la madre di tutte le stronzate” che, come si sa, trova sempre qualcuno pronto a rimetterla incinta. 

 Marco Lombardi
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