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L'Opinione di Marco Lombardi: Il segnavento di guerra


Nel rapporto tra mass media e guerra non molto è cambiato negli ultimi venti anni poiché, come scrisse il giornalista Ennio Remondino, quando la televisione va alla guerra raramente lo fa portandosi dietro il codice deontologico. E' innegabile che, rispetto al 2002, gli strumenti a disposizione dell'informazione siano oggi molto più potenti, complice anche la rete, ma allo stesso tempo anche assai più sbilanciati.


Nonostante il finto scoop della "pistola fumante" di Saddam, richiamato l'altro ieri da Putin (e vabbé...), all'epoca della campagna in Afghanistan e poi in Iraq la presenza di un movimento pacifista molto forte garantì al pubblico anche generalista una copertura mediatica assai più pluralista di adesso. Non solo, anche all'interno dei singoli parlamenti i gruppi politici si sentirono forti di un mandato popolare che permise, anzi impose loro, di sposare posizioni critiche rispetto alle scelte di Washington e Londra. Certo, il fatto che la cosa non abbia cambiato di una virgola il (malo) corso della storia, la dice lunga sul potere dell'opinione pubblica in democrazia. Oggi il pluralismo è assai meno marcato e per lo più circoscritto al mondo dei social, i quali, checché se ne dica, per tutto ciò che non attiene l'intrattenimento ludico-pruriginoso restano uno strumento per élite. Ad esempio si è parlato ben poco delle oltre duecento vittime civili causate in pochi giorni dei raid in Siria da parte della coalizione, sbrigativamente liquidati con un commissione interna di inchiesta da parte del governo americano, o di dove siano esplosi i quasi 40 missili non andati a bersaglio nell'ultimo blitz targato US Army. Quindici anni fa non sarebbe stato così, anzi il tema delle "bombe poco intelligenti" era all'ordine del giorno. L'appiattimento Europeo sulle posizioni di Trump, imprevedibile all'indomani della sua contestata elezione alla casa bianca, è quanto di peggio potesse succedere e, purtroppo, la sensazione è che tutti noi, nella nostra quotidianità, ne pagheremo il prezzo, senza che l'umanità ne tragga beneficio.