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Segnalazione in Primo Piano: È uscito “Il Foglio volante” di aprile 2017



È appena uscito e sta per essere spedito agli abbonati il numero di aprile 2017 del “Foglio volante - La Flugfolio - Mensile letterario e di cultura varia” (anno XXXII - n. 4).

Nel nuovo numero, che ha 12 pagine in luogo delle sole 8, compaiono, oltre alle consuete rubriche, testi di Rinaldo Ambrosia, Bastiano, Giancarlo Campioli, Marcello Carlino, Aldo Cervo, Mariano Coreno, Carla D’Alessandro, Francesco De Napoli, Filippo Frey Torrini, Emerico Giachery, Renato Greco, Amerigo Iannacone, Arjan Kallço, Kuei-shien Lee, Tommaso Lisi, Luciano Masolini, Adriana Mondo, Nadia-Cella Pop, Giuseppina Scotti, Antonio Tabasso, Bruno Vezzuto.
In apertura una lunga intensa prefazione di Marcello carlino a Il verbo infedeledi Gerardo Vacana.
Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto all’omaggio di tre libri delle Edizioni Eva per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (20 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento.
Per ricevere copia saggio gratuita, ci si può rivolgere all’indirizzo:fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.
Qui di seguito riportiamo un articolo di Tommaso Lisi, una poesia del poeta albanese Arjan Kallço, e un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti”.

Tommaso Landolfi: il piú grande

Narratore e scrittore (annullata in lui ogni distinzione o differenza tra l’uno e l’altro), dal tono antico e dal piglio moderno; austero e ilare; solitario e generoso; inventore instancabile di storie assurde e inquietanti; di linguaggi raffinati e beffardi; voce italiana a gara con quella russa di un Dostoevskij o di un Gogol: tutto questo, e oltre e altro, Tommaso Landolfi (Pico, Frosinone, 1908 - Roma 1979).
Poeta, se mai ce ne furono, in ogni sua opera, in ogni sua frase e in ogni parola: nessuno seppe come lui ridare linfa vitale ad un linguaggio che l’aveva perduta, e rivestire di classica regalità termini o blasfemi o plebei. In questo, e fortunatamente solo in questo, un nuovo D’Annunzio: nella sapiente e disinvolta capacità di esternare le parole più armoniose della lingua e l’armonia più profonda delle parole.
Ma mentre D’Annunzio sprecava un tale virtuosismo linguistico giuocando con la sicura e rassicurante esistenza del nulla, Landolfi fu fino all’ultimo impegnato a esorcizzare la possibilità che il nulla nasconda il suo contrario.
Piú grande, perciò, del D’Annunzio. Ma non solo. Piú grande di tutti gli autori, in prosa e in versi, del nostro Novecento. In questo primato, insidiato forse soltanto da un altro creatore come lui di mondi e di linguaggi straordinari: Carlo Emilio Gadda.
Tommaso Lisi

A Tommaso Landolfi

La bocca di certi critici ha una lingua che non perdona!
Cosí di te va dicendo ch’eri soltanto
un trapezista del linguaggio, un acrobata
della parola. Ma tu “volavi senza rete”,
mentre chi di te cosí parla lo fa stravaccato in poltrona.

                Tommaso Lisi


La magia

Voglio questa sera
pensarti,
ma la magia della notte
ti allontana da me
come il tempo dai meridiani.
Vorrei fermare la terra,
per poi fermare il tempo,
e il giro delle coincidenze terrestri.
Così, ferma, mi aspetterai.

                Arjan Kallço
                Korcë (Albania)



Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

Il virus anglogeno

Mi scrive un amico del Foglio volante: «Ciao Amerigo, mi piacerebbe che tu facessi, con la solita verve, un articolo su open day, la scritta che campeggia in tutte le scuole, perfino sulle inferriate del Liceo “Pollione” formiano. Magari lo avessero scritto in latino, capirei l’antifona, ma studiano le lettere classiche e non trovano un’espressione equivalente a quest’inglese che se ne esce dall’Europa per restarci attaccato alle meningi! Cordiali saluti, A. Villa».
L’espressione equivalente c’è sempre (in questo caso basterebbe “inaugurazione”) e qualora non esistesse già, si potrebbe sempre coniare. Quello che non funziona sta nella nostra testa: si tratta di una sorta di virus che sopravvive nutrendosi di pigrizia intellettuale, di servilismo o piaggeria verso quelli che si considerano i padroni, di un provinciale e rozzo tentativo di sprovincializzarsi. Con il beneplacito di chi ci governa che non solo avalla, ma incentiva la mania anglofila coniando espressioni come “jobs act”, “day hospital”, “social housing”, “premier”, “welfare”, “stepchild adoption” e via farneticando. Il morbo è purtroppo cronicizzato: difficile da curare. Pure, direi, seppure debilitati, non abbandoniamo la speranza.