L'Opinione di Marco Lombardi: Forza Democrazia!


Premesso che nel nostro ordinamento giuridico le elezioni primarie restano un fatto interno ai partiti politici, che sono entità private, è inevitabile esprimere considerazioni sul risultato di domenica scorsa. Prima considerazione: è difficile far considerazioni.

Manca una base di dati certa e questa è la grande anomalia con le precedenti esperienze del PD. La sala stampa chiusa in forte anticipo, con i giornalisti cacciati in mezzo di strada, le stime fatte passare per ufficiosità, l'ufficiosità fatta passare per ufficialità e l'ufficialità? Non se ne ha traccia, specie in alcuni contesti regionali. Già, le Regioni. Seconda considerazione. Assodata la limitata attendibilità dei dati, dell'oltre un milione di votanti perso dal 2013, il calo si concentra nel cuore rosso del paese, Toscana, Emilia, Liguria, Marche e Umbria, dove è maturato il quarantun per cento delle europee, ma anche in regioni chiave per la vittoria a livello nazionale, come Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio. In tutte queste realtà si è perso tra il quaranta e il cinquanta per cento dei partecipanti, che crescono solo in Basilicata, perché Renzi non si ferma a Eboli, e Puglia, feudo di Emiliano. Terza considerazione: come proiettare queste cifre. Una prima ipotesi è fregarsene, perché un conto sono le primarie di partito, peraltro in pieno ponte festivo, un conto le elezioni per il Parlamento. Una seconda, però, è valutarne il loro essere conseguenza di una più ampia erosione del consenso. In questo caso lo scenario meno dannoso per il PD è il deflusso verso l'astensionismo, che lascerebbe più o meno invariati gli attuali rapporti di forza. Ben peggiore sarebbe invece la migrazione, improbabile ma non troppo, verso i Cinque Stelle. Una cosa è certa, gli esuli confluiti nel neonato MDP hanno un motivo in più per allargare il progetto della nuova cosa rossa, perché sembra esserci spazio di manovra, specie se il loro movimento potrà arricchirsi con malpancisti dell'ultim'ora. E qui casca la quarta e ultima considerazione, la più scontata. Renzi si riprende il PD, l'assemblea nazionale e soprattutto la quasi totalità dei capolista bloccati, legge elettorale permettendo. Cosa significhi questo per la sua leadership è evidente, per i residui oppositori è facilmente, ahi loro, ipotizzabile, per il partito è un enigma. L'impressione è che il PD continui la sua mutazione in un contenitore pivot per maggioranze variabili di governo, a forte guida del capo. Una specie di DC, ma senza consenso di massa, né contenuto ideologico, né correnti interne. In una parola, anzi due: Forza Italia. 

 Marco Lombardi


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