L'Opinione di Marco Lombardi: Il pelo nell'oro


L'episodio sui soccorsi in mare dei migranti, che riempie le bocche dei saccenti, non è certo l'occasione buona per aprire il dibattito sulle ONG. Perché facilmente manipolabile, perché originato dall'opera di un magistrato che parla più da cittadino qualunque che come uomo di legge, perché rischia di colpire un servizio essenziale che ha come unità misura la vita umana risparmiata alla morte e qui si parla di decine, di centinaia, di migliaia di vite.

Detto ciò, in un paese normale, passata la buriana non si farebbe finta che nulla sia successo, ma si prenderebbe finalmente il toro per le corna, mettendo mani e piedi in un settore, quello del privato sociale, che è tra i principali business per imprese private di ogni sorta. Ottenere il marchio Onlus fa gola a tanti, permettendo di accedere ad agevolazioni fiscali, contabili e finanziarie, basti scorrere il lunghissimo elenco dei beneficiari del cinque per mille per farsene un'idea. Fondazioni, Associazioni di promozione sociale, finto volontariato, in un prossimo futuro le neonate imprese sociali, sono gli attori di un giro d'affari che proprio nella crisi trova il suo picco di marketing, Sfogliando una qualunque rivista, accendendo il televisore, ascoltando la radio, le icone del dolore ci invadono, tirano in ballo i nostri sensi di colpa, il che è un bene, ma quando le pecche emergono in prima pagina l'onda emotiva della discolpa, la rivalsa del “voi non siete meglio di me”, è feroce e cavalcabile. Il Governo sta attuando la delega sulla riforma del terzo settore, faccia seguire allora allo sgomento di queste ore, un'azione legislativa e amministrativa che faccia più luce in questo contesto di splendide luci e minacciose ombre.
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