Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Cinema e dislessia: a scuola un seminario


Oltre cento insegnanti e presidi hanno seguito il seminario formativo presso l’Istituto Comprensivo “Fortunato” di Picerno, diretto dal prof. Vincenzo Vasti, nell’ambito del progetto “Miglioramento…in prospettiva”. A promuovere l’iniziativa è il dirigente Lorenzo Rispoli dell’Istituto Comprensivo di Baragiano, con un intenso quanto articolato programma nel quale il prof. Giovanni Robertella, dirigente scolastico e studioso di argomenti didattici e di vita scolastica, ha esposto quegli aspetti che regolano i rapporti di integrazione con allievi che presentano difficoltà di apprendimento e dislessia.

Il critico di Cinema Armando Lostaglio ha introdotto e quindi analizzato il film “Stelle sulla terra” dell’indiano Aamir Khan. Taare Zameen Par - Stelle sulla terra rappresenta l’esordio alla regia del cinquantenne Aamir Khan, conosciuto più come attore (considerato il Tom Cruise indiano). Lo avevamo apprezzato nel lunghissimo film indiano Lagaan del 2001 (quasi 4 ore, portato in una nostra mostra di Cinema in Basilicata). In Stelle sulla terra (2007) Khaan investe molto sulla tematica: tratta la dislessia in un bambino di otto anni. Eppure il risultato appare un po' troppo didascalico, da fiction tv, poco cinema ma cromaticamente forbito, come nella tradizione di “Bollywood” (la produzione indiana). Finale melenso, che annuisce all “Attimo fuggente”, linguaggi a noi manifesti per l’amore verso don Milani e la lezione della Scuola di Pietralata (nel bel film Tv di De Seta). Ed ancora, un po' maestro Manzi (Non è mai troppo tardi) e “I bambini ci guardano”. Ecco, un film che può racchiudere in sintesi queste considerazioni ed altre, ma è pur forte e necessario nel condurre lo sguardo su una tematica che è spesso ignorata. Ishaan (splendidamente interpretato da Darsheel Safary) è un bambino di nove anni con grandi difficoltà a scuola perché è dislessico. Ripete la terza classe e ogni materia rappresenta per lui un problema. Dopo un incontro con gli insegnanti, i genitori decidono di iscrivere il bambino in un collegio che pure appare difficile per lui, ma dove trova un amico, Rajan, il più bravo della classe. Eppure Ishaan vive questa nuova situazione come una punizione e soffre molto per la separazione dalla famiglia; anche nel nuovo istituto il bambino non riesce a fare progressi. Si isola e non dà segni di miglioramento fino all'arrivo di un nuovo maestro di arte, Ram Shankar Nikumbh (interpretato dallo stesso regista). Il docente, dislessico anche lui da piccolo, si rende conto di trovarsi davanti un bambino con dislessia e presto rimane colpito dalla creatività che Ishaan dimostra nell'arte. Decide dunque di prendersi cura del bambino, intraprende con lui un percorso di riabilitazione della lettura e della scrittura. Quindi la pittura, l’arte che meglio riesce a far emergere il talento del bambino. Perché, ripeterà l’insegnante (vagamente prof. Keating-Robin Williams) “ogni bambino possiede un suo talento”. E insegna ai suoi allievi che dislessici erano quei genii assoluti come Einstein e Leonardo, Agatha Christie e Picasso, Edison e (aggiungiamo, più vicino a noi proprio) il divo Tom Cruise. Indisciplinati e forse corrosivi, perché un po’ allergici allo strapotere, sia esso familiare che scolastico. Certo, fa specie che un dirigente scolastico o un insegnante non abbiano saputo individuare nel bambino i sintomi di tale patologia. Il film sa raccontare con pennellate di poesia il contrasto sociale e culturale (siamo al cospetto della buona borghesia indiana): nell’arco di una stessa canzone evidenzia la gioia dei risultati sportivi raggiunti da ragazzi con handicap contro la rabbia di un genitore che vede perdere la partita a tennis del proprio figlio. L’abbraccio finale del bambino che vola fra le braccia del maestro, riconcilia con l’idea di speranza, annuendo a quel concetto di Maria Montessori: “il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.