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L'Opinione di Marco Lombardi: Nervi in cocci


Viviamo tempi di terrore e non ci eravamo abituati. Ci ricordano che qualcosa non va, che ci sono storture che andrebbero corrette, ma questo passa in secondo piano se in gioco ci sono le nostre esistenze. Chiudersi è il primo impulso, culturalmente, economicamente, socialmente. Bisogna scegliere e non è facile. Vivere le piazze, animarle, optare per la vita come antidoto all'apatia, significa rischiare.

Rischiare che qualche deficiente, delinquente da punire in modo esemplare, con un al lupo, al lupo, ci getti nel panico. Rischiare anche che l'allarme purtroppo non sia infondato, perché non puoi controllare tutto. Quando a spostarsi, a radunarsi, sono decine di migliaia di persone, aprire ogni singolo zaino, sequestrare ogni bottiglia od oggetto contundente, se ne prenda atto, è impossibile. Basti vedere il manto di cocci nelle strade dei tanti capodanni in città. Ci vorrebbe più senso di responsabilità da parte di ciascuno, ma è come mettere un bimbo nel giardino candito di Willy Wonka e dirgli: “non toccare!”. Siamo esseri spesso irragionevoli e, appunto, irresponsabili per indole: basta che una minoranza dia sfogo a questa incorreggibile natura per mettere sotto scacco anche la più ordinata delle comunità. Poi, si sa, è anche il tempo dei processi, del ma se invece. Ma è anche tempo di facili sentenze?