L'Opinione di marco Lombardi: Vote locally, think globally?


Volendo trarre alcuni spunti critici dalle ultime elezioni amministrative è inevitabile tenere separato il piano locale da quello nazionale. Sul piano locale le considerazioni rilevanti sono tre e riguardano l'esito conclusivo della tornata elettorale.

Primo, l'astensionismo che cresce, ribadendo lo svuotamento di legittimazione delle amministrazioni comunali, complice in parte i numerosi casi di malgoverno a carico delle stesse, in parte lo svilimento sostanziale delle loro funzioni a causa dei tagli ai trasferimenti dallo Stato – vedasi in ultimo il caso del Reddito di inclusione sociale, con i Comuni chiamati a sbrigare scartoffie per erogare un assegno che avrà come traente delle risorse l'INPS e anche questo è marketing istituzionale. Secondo, la conferma che i due poli tradizionali, capaci di comporsi ormai solo nei singoli territori, sono ancora i soli che possono crescere una classe dirigente radicata nelle preferenze del popolo. Terzo, l'incapacità del Movimento Cinque Stelle di fare altrettanto, imponendosi come opzione competitiva, senza che in campagna elettorale scenda sul campo della comunicazione politica l'artiglieria pesante del livello centrale, il che è impensabile per consultazioni così diffuse. Sul piano nazionale, al contrario, la premessa, che consiste nella dimensione delle realtà dove si è votato, è tutto. Su circa mille comuni, oltre l'ottanta per cento ha una popolazione inferiore ai quindicimila abitanti, con un sistema elettorale dove la scelta diretta del sindaco implica di forza la scelta della lista unica ad esso collegata. Le liste, dunque, avanzano nella maggior parte dei casi a traino di candidati sindaci forti - che sappiamo non appartengono alla giovane esperienza delle “comunarie” grilline -, trattandosi quasi sempre di listoni civici senza chiari riferimenti di partito. Solo nel restante venti per cento dei Comuni di grandi dimensioni, invece, l'elettore poteva non solo scegliere, o non scegliere, una delle tante (spesso tantissime) liste collegate al candidato sindaco, ma anche esprimere il voto disgiunto ed è solo qui pertanto che si può provare a proiettare il dato di lista sul livello nazionale. Pesa eccome, dunque, quel quindici, venti per cento di voti che il Movimento Cinque Stelle ha preso come lista nei grandi Comuni, mentre poco si è detto del dato singolo degli altri partiti rappresentati in Parlamento, il più delle volte coalizzati con forze dalle quali hanno rotto in chiave di maggioranza di Governo: è il caso del PD con gli scissionisti o della Lega con Alfano e parte di Forza Italia. I dati, dunque andrebbero interpretati nella loro globalità e completezza, ma per analisi del genere, dispendiose di tempo e denari, c'è spazio solo in riviste che pochi sono destinati a leggere. Il resto sono sensazioni, poggiate magari su una base intellettuale traballante, non foss'altro perché costituita da due piedi soli.


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