L'Opinione di Marco Lombardi: Il Tritone, si sa, rende la frittura indigesta


Emerge a spizzichi e bocconi una taciuta verità sulla gestione dei flussi migratori verso le nostre coste. Prima Emma Bonino, poi Giuliano Pisapia, rivelano che l'Italia accettò in sede europea il ruolo di unico porto di approdo e dunque di presa in carico dei profughi. Un passaggio avvenuto con l'evoluzione, se così la si può dire, dell'operazione Mare Nostrum in quella denominata Triton, datata primo novembre duemilaquattordici.

Nel comunicato ufficiale che diramò all'epoca la Commissione Europea, si legge che Triton "è concepita per sostenere gli sforzi italiani, e non rimpiazza né sostituisce gli obblighi dell'Italia nel monitorare e controllare i confini esterni di Schengen, nonché nel garantire il pieno rispetto degli obblighi internazionali dell'Unione Europea, in particolare per quanto concerne la ricerca e il salvataggio in mare"*. Nessuna deroga dunque ai vincoli di Dublino. Triton fu concepita nell'estate di quell'anno, con il Governo Renzi in carica dal febbraio precedente e fu presentata in pompa magna dai suoi ministri Alfano e Pinotti come un progresso per l'Italia. Sia chiaro che verosimilmente non ci fu molta scelta per l'allora Presidente del Consiglio, visto che analogo destino è poi toccato alla Grecia con l'operazione Poseidon. L'Italia però non è la Grecia, a partire dal fatto che, al contrario di quest'ultima, ha preferito strozzarsi con il laccio del fiscal compact piuttosto che essere commissariata. Si poteva dunque ottenere di meglio? Possibile. Ma è perlomeno bizzarro chiedere oggi di battere i pugni su quel tavolo al quale ci permettemmo al massimo di poggiare i gomiti e più per cattiva educazione che per altro. 

 * http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-566_en.htm