L'Opinione di Marco Lombardi: Poteri deboli (ma non troppo)


Un tempo, quando il potente di turno voleva sbarazzarsi di qualche fastidioso giornalista, gli bastava una telefonata. Lo scocciatore veniva caldamente invitato dal suo capo a cessare il disturbo, o trasferito su due piedi dove non potesse più rompere le scatole, temutissime colonie professionali situate spesso nella periferia estrema della penisola.

Il fatto che queste dinamiche, oggi, non siano più così facilmente percorribili, che il potente indispettito si trovi ad utilizzare mezzi molto più espliciti per esercitare la sua influenza, magari facendo forza sulla leva dei contropoteri, può essere letto come un segno di rafforzamento della democrazia. Se devo inviare una squadra di venti e passa finanzieri a perquisire e requisire i beni di un giornalista scomodo, significa che il potere più debole ha in mano nuove armi per difendersi. Che queste armi siano le corti di giustizia internazionale, un ritrovato corporativismo deontologico, o la visibilità pubblica offerta dalla rete e dai social network, non è chiaro, ma indubbiamente le cose stanno cambiando. Non sempre, non per tutti, ma stanno cambiando. Puoi essere Sindaco, Parlamentare, Primo Ministro o finanche Papa, ma trovarti di fronte qualche moscerino che non riesci a schiacciare senza muovere l'artiglieria pesante, che però fa rumore e questo il più delle volte è un male peggiore della cura.