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L'Opinione di Marco Lombardi: PATRIOTTISMO DA SPIANTATI


Fermo restando che se quelli di Fincantieri sanno scrivere, o almeno leggere, un accordo, avranno previsto penali in caso di inadempimento di una delle parti, bisognerebbe toglierci dagli occhi il velo di patriottismo ipocrita che li copre.
Se un qualunque Stato membro dell'Unione Europea decide di nazionalizzare una propria industria, lo può fare, nessuna norma del Trattato lo vieta. Ciò che non può fare è erogare aiuti economici a singole imprese private, ma non è questo il caso.

Riguardo poi la frase "i francesi vengono a fare spese a casa nostra", non è altro che l'ovvia conseguenza del meccanismo domanda-offerta. Si compra perché qualcuno vende e l'Italia sta vendendo, tanto e non da ora, perché ci mancano i capitali per investire e questo si collega alla seconda frase ipocrita, vale a dire: "ci viene impedito di acquistare all'estero". Non è in ballo alcuna questione di reciprocità, ma il mero dato di fatto che le nostre casse pubbliche e private piangono miseria, le banche i soldi del QE se li tengono in pancia sotto forma di BOT e BTP e l'argenteria è in saldo perenne per ripianare un debito mostruoso. Vogliamo parlare degli sforzi diplomatici degli ultimi governi per convincere ora i russi, ora i cinesi, ora gli arabi, a prendersi le nostre aziende decotte? Quando i soldi ci sono, infatti, le spese le facciamo anche noi, basti pensare alle ramificazioni estere di Telecom, ENI e ora anche Ferrovie dello Stato. Il guaio è che il più delle volte gli investimenti li toppiamo di brutto.
Che il capitalismo italiano, pubblico e privato, sia moribondo è storia saputa e risaputa, frutto di un vizio strutturale della nostra classe dirigente. Investire significa pianificare sul medio e lungo periodo e i nostri manager non ne sono capaci, né interessati, perché quel che a loro conta è mantenere la poltrona oggi e questo non lo otterranno di certo in base ai meriti e ai successi sul campo. Una storia emblematica, in tal senso, è quella del padrone della Mivar, storico marchio lombardo di televisori, disposto a cedere gratis la propria azienda ad un italiano che si fosse offerto di rilevarla e mantenere i posti di lavoro. Ancora è lì che aspetta.