Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Appunti di viaggio


LA SIRITIDE 
Un mare fra i più azzurri e puliti è quello che offre la riva lucana della Magna Grecia, sullo Jonio. Un lembo di costa che va da Metaponto a Policoro fino a Nova Siri, l’antica “Castrum Boletum”, “Boleto”, “Velata” ed infine “Bollita”, così chiamata via via che si alternavano le genti che la popolarono fin dall’Ottavo secolo avanti Cristo.

Erano alcune stirpi dei profughi provenienti da Troia. Ma nella seconda metà del V° secolo a. C. furono altri Greci, questa volta rivenienti dalla Colofonia (assicurano gli storici) a conquistare questo angolo fertile e soleggiato, che allora non era ancora Lucania, bensì Siritide (dal nome del fiume Siri, oggi Sinni). Una regione che si estendeva nei confini naturali solcati dai letti del fiume Ferro (che scorre nelle vicinanze di Roseto Capo Spulico, in territorio cosentino) fino alla riva sinistra del Basento, che scende fin qui dal Potentino, nascendo ancor più su, i primi rivoli dal monte Arioso e più a nord si adombra del castello federiciano di Lagopesole. Capitale di questa regione era Siris, appunto, che però altri greci, meglio militarizzati, quelli di Metaponto e di Sibari, alleati con la forte Crotone, conquistarono non senza averne distrutto la capitale. I profughi si stabilirono sulle alture circostanti, nei pressi dell’attuale Nova Siri, dove già sorgeva una necropoli sirita e che, successivamente, i nuovi conquistatori, i Romani, chiamarono “Castrum Boletum”, ossia accampamento fortilizio. La storia di questo angolo di mondo è stata ricca di eventi, di quelli che la toccavano perché intersecavano via mare o via terra la dorsale meridionale, dagli Appennini alla costa ionica. Questa piccola comunità fu annessa alla Basilicata solo nel 1816, quando ancora era denominata “Bollita”. 



Si chiamò Nova Siri solo nel 1872, con un decreto di Vittorio Emanuele II. Lucania o Calabria che sia, Nova Siri è figlia di una storia lunga oltre 2.500 anni, che viene dalla Grecia, da quella illuminante combattiva e colta, che dalle coste salentine, toccando Taranto, Metaponto, la Siritide, scende a Sibari e Crotone, fino alla Sicilia, ed ha un solo grande toponimo: Magna Grecia. Oggi solo il mare azzurro ne rievoca rimandi lontani, a quegli uomini barbuti e bruni, occhi azzurri e vento di tempesta nei capelli. Nova Siri è lì, al centro di un territorio montano e marino insieme, che con Tursi, Rotondella, Colobraro e Valsinni, compongono la comunità Montana del Basso Sinni. Con Valsinni, (che diede i natali, nel Cinquecento, alla poetessa Isabella Morra) e Tursi (fra le più antiche Diocesi lucane che, insieme a quella di Acerenza), la piccola Comunità Montana vive il “normale” isolamento, tipico di tutte le aree più interne del Mezzogiorno. Eppure è sicuramente un territorio ameno, montano e marino insieme, terreno fertile e fecondo. 



Oggi è ben organizzata l’accoglienza turistica delle sue coste, buoni gli alberghi, i villaggi e i camping, in alcuni dei quali si respira un’aria da riviera maremmana, con folte pinete a ridosso del mare. Si registrano anche buone presenze di turisti dal nord, oltre che dalle regioni contermini come Puglia e Campania. Taluni imprenditori turistici tuttavia non fanno mancare flebili lamentele… E una voce dalla locale Radio (Canale 94) trasmette canzoni e inviti a fruire meglio di questo lembo di Magna Grecia, e trasmette anche quando il popolo dei villeggianti si riduce all’osso o sparisce del tutto. Mentre la storia continua il suo corso, la pace nella Siritide trionfa, a cavallo delle due regioni, la Calabria e la Lucania, e dei loro antichi problemi, in attesa che altri girovaghi si accorgano di questo segmento di Magna Grecia. Per godere il vento dello Jonio e dei suoi magnifici eroi.