73. Mostra del Cinema di Venezia. La Mèlodie


La Mèlodie del francese Rachid Ahami (fuori concorso a Venezia 74) fin dalle prime immagini ci conduce nelle caotiche classi adolescenziali, nelle quali la multietnicità diventa il coacervo di confusioni e violenze verbali. In una Parigi periferica e vitale, le vite di ragazzi alle prese con la forzata incapacità di convivere nel segno della cultura e della conoscenza, che la scuola tuttavia cerca in ogni maniera di inculcare, per educare ad una civile ed armoniosa convivenza.

La musica dovrà essere uno degli elementi socializzanti ed evolutivi. E’ qui che arriva un insegnante, non più giovanissimo, interpretato da Cadh Merad, di origine magrebina come lo stesso regista. Con un viso che non da mai segni variabili, l’insegnante, con una carriera concertistica alle spalle, cerca di inculcare agli irrequieti ragazzi la passione per il violino. Obiettivo finale: creare una piccola orchestra da fare esibire in un importante auditorium. L’insegnante avrà dunque nuovi stimoli proprio con ragazzi talvolta svogliati, tranne uno, Arnold, che sarà il vero motore di un ingranaggio che porterà al concerto conclusivo. Talento un po’ grezzo che sarà in grado di contagiare anche i compagni di classe più intansigenti. Sarà quindi la musica come gioco di armonie ad unire famiglie ed etnie le più diverse, nel comune obiettivo di sviluppare una nuova generazione veramente solidale. L’espediente drammaturgico è stato ben trattato anche in altri film: ricordiamo La musica del cuore con una eccellente Meryl Streep (anche qui il violino, cui è docente), diretto nel 1999 da Wes Craven; ed ancora I ragazzi del coro , diretto nel 2004 dal francese Christophe Barratier. 

Luciana Facchiano
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