Appuntamenti in Primo Piano: MONTICCHIO E I PERCORSI MICAELICI - Spiritualità è Bellezza

XXIII CinEtica

Con il Convegno MONTICCHIO E I PERCORSI MICAELICI e la proiezione del documentario  “San Michele facci la grazia” - a cura del CineClub  Vittorio De Sica – Cinit, e dell'Associazione Vibrazioni Lucane; sabato 30 settembre ore 10,00 Badia di San Michele a Monticchio, si apre una nuova mostra CinEtica – la XXIII – dal titolo Spiritualità è Bellezza, (l’accento è voluto).

Nel solco delle due precedenti mostre, Misticismi Corsari (ispirata alle opere di Pasolini ed oltre) e la XXII, Ebbro di arte e di poesia con opere su poeti ed artisti di ogni tempo e latitudine, questa nuova Mostra (con BasilicataCinema)intende aprirsi a quanto di spirituale vige nella bellezza, fra natura e beatitudine, non disgiunta dalle inquietudini del nostro tempo. Ecco perché introdurci con San Michele Arcangelo, venerato da sempre in Europa (nel manifesto realizzato da Daniele Bracuto una immagine tratta da una pala di artista fiammingo), con i percorsi di pellegrini che includevano anche la millenaria Grotta di San Michele a Monticchio legata a Monte Sant’Angelo sul Gargano. Celebri sono infatti i santuari della sorgente di Konae, il Mont-Saint-Michel in mezzo al mare di Normandia, il Saint’Michael’s Mount in Cornovaglia e lo Skellig Michael in Irlanda, tutti geograficamente allineati lungo direttrici ideali che toccano il Piemonte e la Sacra di San Michele in Val di Susa e quindi il Gargano in Puglia. Lungo questi cammini si può collocare anche la grotta di San Michele a Monticchio, oggi rivestita dalla bella abbazia bianca a picco sui laghi vulcanici. A Monticchio più che altrove San Michele è definito “Principe delle Acque”, richiamando gli antichi riti praticati per millenni in questi luoghi, ricondotti alla fine nell’alveo del battesimo cristiano. L'Abbazia di S. Michele (pregnanti le pubblicazioni di Padre Carlo Palestina) sorge in un paesaggio di straordinaria bellezza, dove il una fitta vegetazione si alterna a due specchi d'acqua creando un incantevole effetto scenografico. Il Convegno a San Michele vuol essere, dunque, un momento di riflessione sulle potenzialità e sulle mancate opportunità che rallentano l’evoluzione di questo luogo, Monticchio, già agli inizi del secolo scorso considerato uno dei maggiori attrattori di turismo naturale e religioso del Sud. Il nostro documentario San Michele facci la grazia (che ci rimanda al titolo di un film dei Fratelli Taviani del 1973 San Michele aveva un gallo ispirato a “Il divino e l’umano” di Tolstoj) sarà una invocazione ulteriore per un prosieguo su quel tracciato millenario di pellegrini e di storici, in parte illustrato nel documentario diretto da Fulvio Wetzl circa un decennio fa Vultour – Le tracce del sacro (prodotto anche dal CineClub V. De Sica) presentato alla Mostra di Venezia, con l’auspicio (finora deluso) di creare le condizioni per la tutela dell’Unesco quale patrimonio dell’umanità. Catturammo l’attenzione e l’adesione di intellettuali, registi ed attori (da Odifreddi a Olmi e Squitieri, da Brass a Maselli e Montaldo, a Lizzani e molti altri), ma evidentemente la parte istituzionale e politica da noi non mostra segni di interesse. 

L'abbazia, fondata dai Benedettini nel X sec., ha una tradizione molto antica. Fu infatti costruita su una grotta scavata nel tufo, nei pressi della quale sono stati ritrovati depositi votivi risalenti al IV-III sec. a.C. La Grotta dell'Angelo dedicata a S. Michele era il luogo dove si riunivano in preghiera i monaci italo-greci che anticamente abitavano la zona. A Monticchio si insediarono i Benedettini, che fecero edificare l'abbazia, abbandonandola poi nel 1456. Dopo molte vicissitudini passò ai Cappuccini, che fondarono una biblioteca e un lanificio. L'intero complesso è costituito da un convento a più piani (oggi sede anche di un Museo di Storia Naturale), una chiesa settecentesca e la cappella di S. Michele. Un caratteristico sentiero attraversa i fitti boschi e conduce all'abbazia arroccata su una falda del monte Vulture, vulcano spento.

Dall’ebraico Mi-Ka-El, il suo nome significa Colui come Dio, a capo delle milizie celesti. E’ una figura presente sia nell’Ebraismo che nell’Islam, mentre il culto cristiano si deve all’imperatore Costantino e, in Italia, soprattutto ai Longobardi che vi intravedevano una qualche loro divinità mitologica come Odino o Thor. La venerazione crebbe notevolmente dopo l’apparizione del 490 d.C. nella grotta del Gargano: la tradizione vuole infatti l’Arcangelo legato a luoghi naturali particolari come i monti, le grotte, gli abissi o le acque, tutti in qualche modo connessi con il Cielo o con gli inferi. Anche i nuovi dominatori normanni divengono presto devoti all’Arcangelo Michele, tanto che il duca Roberto il Guiscardo, durante il concilio di Melfi del 1059, ottiene che papa Niccolò II si rechi personalmente alla grotta di Monticchio per consacrarla come luogo di concessione dell’indulgenza plenaria nelle festività dell’Arcangelo dell’8 maggio (longobarda) e 29 settembre (romana).

Così il meridionalista Giustino Fortunato (1848-1932) scrive nel ponderoso “La badia di Monticchio”: “Fondata su ragioni etiche e culturali insieme, l'intento è di promuovere la rinascenza della Basilicata, mettendo radicalmente in discussione e contrastando il pregiudizio che la vuole come "orrida terra di briganti" e priva di qualsiasi memoria storica”. 

(Armando Lostaglio – Pres. CineClub “V. De Sica – Cinit)