L'Opinione di Marco Lombardi: Lavorare con le legge del menga


A leggere l'ultimo rapporto dell'ISTAT sul mercato del lavoro*, non pare ci sia molto da sorridere, considerando peraltro che negli ultimi tempi le stime dell'Istituto nazionale di statistica si rivelano spesso ottimistiche rispetto ai dati consuntivi del Ministero del lavoro e dell'INPS. L'aumento del numero di occupati c'è, ma non è così significativo (appena un più 0,3 per cento) da compensare il peggioramento qualitativo dell'offerta correlata.

Si tratta infatti di rapporti contrattuali quasi esclusivamente a termine, in ben oltre otto casi su dieci, destinati sempre meno a trasformarsi in forme a tempo indeterminato, per un numero di ore lavorate che su base annua diminuisce dello 0,7 per cento. Gli italiani trovano una nuova occupazione con una leggerissima maggiore facilità, ma per periodi più brevi e soprattutto con buste paga più basse. In parole povere la torta è rimasta grossomodo la stessa, si sono solo assottigliate le fette, in una concezione mercantilista del concetto delle trentacinque ore: si lavora di meno e si è pagati di meno. E' la legge del menga, prendere o lasciare e molti lasciano, visto che il numero di inattivi, specie tra i giovani, ci vede primeggiare in Europa. Prendiamolo come una sorta di flessione ammortizzatrice in uscita dalla crisi, destinata cioè a rimbalzare verso l'alto in quella che si auspica sia una più che prossima ripresa, anche se il crollo dei lavoratori autonomi, che sono da sempre l'ossatura del nostro sistema produttivo, non augura certo bel tempo all'orizzonte. * 
https://www.istat.it/it/archivio/203419